E adesso fucilateci di nuovo! – Una risposta pacata (ma non troppo), alle coscienziose verità di Barbero.

Prima ci hanno conquistati, torturati e fucilati; poi ci hanno ignorato per 150 anni, adesso ci vogliono zittire!

Alessandro Barbero ha ragione: è diventato difficile (dal 2011 a questa parte) fare lo storico (di regime)!

E’ diventato difficile per lei, esimio professore, raccontare a noi “gente in buona fede” (che nella sua falsa cortesia piemontese equivale al napoletano “povero fesso”) credulona e senza capacità di giudizio (perché del Sud) le sue storielle sui miti fondanti del paese.

Eh già, perché i suoi miti fondanti l’Italia ce l’ha già! E non ha bisogno delle leggende e dei miti del Sud che raccontano di false promesse in stile piemontese, di paesi rasi al suolo, di sistematici stupri, di cadaveri appesi in bella mostra, di brigantesse di 8 anni fucilate (conosce Angelina Romano ?).

Sono solo mistificazioni che “hanno presa su moltissime persone in buona fede, esasperate dalle denigrazioni sprezzanti di cui il Sud è stato oggetto”: sono parole sue. Solo che dimentica di mettere alla fine della frase, quello che la grammatica italiana chiama il complemento di agente. Non si preoccupi ci penso io: “da parte del Nord”.

Eh sì….L’Irlanda ha Chuchulainn, L’Inghilterra ha King Arthur e l’Italia ha il Peppino Nazionale!

Noi poveri fessi, invece, abbiamo bisogno di credere alla Borbonia felix, alla quale per inciso crede anche Il Sole 24 ore (poveri fessi anche loro), “ricca, prospera e industrializzata, messa a sacco dalla conquista piemontese” (sono sempre parole sue) perché questa favoletta ci serve per riacquistare il nostro orgoglio e la nostra identità; che invece, noi, abbiamo sempre avuto e conservato stretti (e se lei crede che qualcuno ce li abbia sottratti in qualche modo, si è mai chiesto chi?); sottaciuti, magari, quando non era il momento  di esternarli. Ma questo  è segno di scaltrezza e non di codardia, perché ad essere uomini di coraggio ci abbiamo già provato e ci avete massacrato a tradimento. Prima con i fucili, poi derubandoci del popolo (20 milioni di emigranti, senza contare le vittime) e delle finanze.

E sono profondamente rattristato se “attraverso queste leggende consolatorie” lei abbia avvertito“un messaggio di odio e di razzismo” nei suoi confronti toccandolo con mano sulla sua pelle “quando i messaggi” che riceveva le “davano del piemontese come se fosse un insulto”.

Non ci badi…lo era davvero (un insulto)! Come lo è stato e lo è per noi terrone, mantenuto, meridionale…devo continuare? Se nei dizionari “meridionale” è diventato sinonimo di inferiorità è giusto che “piemontese” diventi, almeno nella vulgata, sinonimo di carnefice.

E mi dispiace davvero per lo shock che ha subito, e poi fortunatamente per lei superato, quando ha letto le e-mail di noi altri poveri fessi che le contestavamo, con il “copia incolla”, le falsità storiche scritte dai vincitori che lei va propinando in trasmissioni televisive (Superquark).

Credo che, invece, dovrebbe ringraziarci, perché senza di noi lei non avrebbe neanche potuto scrivere il suo libro!

Ma davvero lei si aspettava di trovare a Fenestrelle o negli archivi piemontesi notizie dei 25.000 soldati borbonici catturati e deportati? Lo sa che i fasci che ha consultato per il suo libro, precisamente 65, corrispondono neanche al 2% dei documenti disponibili sulle prigionie risorgimentali tra il 1860 e il 1862 (tralasciando peraltro il periodo fino al 1870)? Perché non ha consultato, per farla facile, l’archivio dello Stato Maggiore? Lo ritiene forse troppo vasto? Davvero, in definitiva, lei crede che la X sia il punto dove scavare? Veda professore, per conoscere la storia, quella vera e non lo specchietto per le allodole, bisogna sporcarsi le mani, conoscere i retroscena, i dietro le quinte: ché è lì che si decidono le sorti dell’umanità!

Scritta all’ingresso del Forte di Fenestrelle: “Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce”

A Fenestrelle è stato compiuto, nella più assoluta indifferenza, il primo crimine contro l’umanità in Europa o, se permette e non urta la sua sensibilità piemontese, la prima pulizia etnica d’Europa. La Marmora (lo conosce vero?) definiva canaglie, in una lettera a Cavour, i 1600 soldati borbonici prigionieri a Milano e consigliava il conte di disfarsene al più presto. Lei crede che li abbiano rimandati a casa? O in Patagonia (come peraltro erano in procinto di fare)? Eh sì…anche lei è in buona fede, non ho dubbi (o no?).

 

Scritta all’ingresso di Auschwitz: “Il lavoro rende liberi” – Trovate somiglianze con quella di Fenestrelle?

Se Fenestrelle non era Auschwitz, la dinamica per vivere o morire, tuttavia, era la stessa. Le modalità diverse: i nazisti, più moderni per ovvie ragioni temporali, usavano camere a gas e forni! A Fenestrelle si moriva semplicemente di stenti! Se non puoi sconfiggerli, allora, fatteli amici! Solo che per i soldati che lei afferma (ma qui i dubbi ce li ho io) siano passati al re usurpatore, la scelta, evidentemente, era diventare i carcerieri dei loro stessi commilitoni per avere un cappotto (ha mai visto il film “Kapò” di Gillo Pontecorvo)? Ché anche le finestre dalle celle tolsero, i piemontesi, per far assaggiare ai prigionieri la salubre brezza alpina!  E perché si indigna tanto per la lapide all’ingresso della fortezza, se anche lei è ben consapevole che lì furono deportati, tra gli altri, i prigionieri del 2 novembre? L’amministrazione del forte aveva acconsentito ad esporla, perché  intellettualmente più onesta di lei e del suo orgoglio piemontese! Lo stesso stupido orgoglio che, esposto nel suo libro, ha fatto sì che esaltati e ottusi piemontesi, la distruggessero nel 2013 (sarà più sollevato adesso neh?).  E se lei c’è stato, alla fortezza, si è chiesto cosa siano quei resti di una vasca sul retro dell’edificio, che i fascisti fecero saltare eliminando le prove dell’eccidio?

Ha proprio ragione lei professore: è dura fare lo storico seriamente! Bisogna tener conto di troppi fattori! Ed occorre spirito di osservazione non solo sulle pezze di appoggio, ma anche nei luoghi che si va a visitare. E occorre spirito dell’epoca!

Tuttavia se si impegna a guardare un po’ più in là delle sue convinzioni, scaturite dal suo comodo divano torinese, potrà riuscirci anche lei; non dubiti! Sempre che non le faccia dispiacere o, peggio, ribrezzo, essere poi annoverato nel club di noi altri poveri fessi, dalla fossetta occipitale pronunciata e tendenti per natura a delinquere.

p.s.: Il paese, che è nato diviso e continua ad esserlo, si unirà veramente, solo quando gli integralisti come lei la smetteranno di arroccarsi sulle loro posizioni di comodo, provando a guardare più in là del loro naso; ché nessuno qui vuole dividere, dopo 156 anni, quello che è stato unito con la violenza; ma si desidera ardentemente che si riconosca che violenza fu, con varie connotazioni, prima, durante e dopo!

d.A.P.

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