Il Sud è in guerra, ma nessuno se n’è accorto.

Attaccato e deriso su tutti i fronti, il Mezzogiorno sta perdendo la sua guerra, anche e soprattutto a causa di chi dovrebbe perorare le sue ragioni.

Suscita sincera ilarità, nonché un misto di stupore e amara ammirazione per gli sforzi protesi a valorizzare un pessimo lavoro, l’articolo di Domenico Tuccillo pubblicato su Il Mattino di qualche giorno fa: “Il Meridione di protesta ha fatto il suo tempo”.

Perché un meridione di protesta non esiste e probabilmente non è mai esistito, mentre gli ascari meridionali continuano a fare il bello ed il cattivo tempo dalle colonne di quotidiani, o pseudo tali, che dovrebbero perorare le ragioni del Sud nei confronti di governi che, dalla riforma del Titolo V in avanti, lo hanno ridotto ancora di più a mera appendice coloniale di un paese infame e razzista governato da una classe politica spaccata in due: da una parte gli arraffoni del Nord, dall’altra i qualcosisti del Sud stretti parenti dei primi.

In questo contesto si inquadra perfettamente il “metodo Carfagna” di cui tanto ciarla Tuccillo. Un metodo che affosserà definitivamente il Sud e le sue speranze di ripresa. Non riconoscere l’incancrenita dicotomia Nord/Sud figlia di una trentennale (e forse più) visione politica unilaterale che punta esclusivamente il naso al Nord, è (vi prego di farmi passare il paragone) da negazionisti della Shoah.

Significa non tenere nella benché minima considerazione i dati Svimez, Eurispes e Bankitalia (solo per citarne alcuni) che certificano il razzismo economico che il Sud ha subito e subisce da parte del colonizzatore nordico proteso ad attingere costantemente dal serbatoio meridionale per garantirsi un tenore di vita e di servizi ben oltre le proprie possibilità.  

Che Tuccillo voglia magari togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di De Luca ed Emiliano è del tutto lecito e saranno fatti suoi, ma farlo elogiando un ministro totalmente succube ed inefficiente, tanto quanto inefficace nel tutelare gli interessi meridionali, dalle colonne di un giornale torinese (perché napoletano, e men che meno meridionale, non lo è) è surreale.

Questi articoli (ormai di casa su Il Mattino come su tutta la stampa di regime italiota) nonché la politica di facciata, fatta di comparse estemporanee, eventi e proclami, nei confronti del Sud, dovrebbero far comprendere come il Sud sia in realtà in guerra. Eppure pare che nessuno se ne accorga. E la guerra la sta perdendo (se non l’ha già persa) su tutti i fronti.

Su una cosa, però, Tuccillo ha ragione: tutti cavalcano la questione meridionale (Tuccillo e Carfagna in primis) e tutti lo fanno per interessi propri. Ed è a questo metodo che il Sud dovrebbe ribellarsi, contro questi giochetti dovrebbe protestare. Ciò nonostante il Sud non è ancora maturo per farlo, non dimostra ancora di potersi compattare in una forza politica che abbia come scopo la tutela dei suoi diritti, prestando di fatto il fianco alla scuola di pensiero governativa che derubrica a protesta sterile i dati inconfutabili di un furto perpetrato e continuato, nonché tuttora in corso con il Pnrr.

Manca una rappresentanza politica coesa e compatta che non abbia remore o dubbi nel lottare esclusivamente per il Sud senza tirare in ballo ectoplasmiche convenienze del marcio sistema italo-nordico nel vedere un Sud che si riprende, inevitabilmente, ai suoi danni!

Questa latitanza permette agli ascari di continuare a parlare di meridionalismo rivendicazionistico e protestatario, antagonista governativo giocoforza, ma sterile quando si tratta di proporre, mentre sterile potrebbe non esserlo e di fatto non lo è.

È necessario trasformare il meridionalismo da scuola di pensiero, quale di fatto è, inerme ed inascoltata nelle sue proposte politiche, a vera e propria entità politica antisistema, dove per antisistema si intenda contro quella associazione a delinquere nei confronti del Sud nella quale si è trasformata la politica governativa italiana (di qualsiasi segno o corrente essa sia).

Tutti i meridionalisti, o presunti tali, lavorano per questo, ma tutti divisi da sfumature di visioni ideologiche che li allontanano inevitabilmente gli uni dagli altri. Questo è il male del Sud: fare affidamento, per la sua resurrezione, su scuole di pensiero ideologiche che attraverso le loro divisioni permettono a chiunque di parlare del successo del metodo Carfagna.

Metodo che tra i suoi (in)successi annovera, tra i più importanti, il non aver riconosciuto al Sud il 70% del Pnrr, l’avergli affibbiato un 40% farlocco basato sulla territorializzazione (impossibile allo stato dell’arte) delle risorse, la messa all’asta al miglior offerente delle risorse per gli asili nido (e non solo) attraverso il perverso meccanismo dei bandi, l’aver penalizzato, allo stesso modo, la ricerca delle università meridionali non ultimo attraverso il metodo dei dipartimenti di eccellenza che “puniscono” in maniera irreparabile università e regioni ritenute antropologicamente inferiori ma che gli ultimi dati segnavano in netta ripresa.

Sì, il metodo Carfagna è certamente un successo per chi ha messo l’ex showgirl a capo del “suo” ministero ad eseguire ciò che le viene impartito. E Sorrento, alla stessa stregua, è un altrettanto eclatante successo per chi vuole che il Sud resti immobile. Un Forum dove ad un’auspicata programmazione si è sostituito un libro bianco riempito di ciò che il Sud dovrebbe essere e non è, ma senza indicare e fornire i mezzi per giungere alla meta, salvo trasformarlo in hub energetico per continuare a rifornire il Nord. Una presa in giro, uno specchietto per le allodole, affinché si possa parlare del metodo Carfagna. La ministra, insomma, cerca di assicurarsi un futuro post elettorale privo di contestazioni, attraverso iniziative e proclami di facciata debitamente e costantemente pubblicizzati dalla stampa di regime e dagli stessi meridionali come risposte alle esigenze del Sud. Una farsa sostenuta, non saprei quanto inconsapevolmente, dalla cronica incapacità di fare sistema dei movimenti meridionalisti.

Così “i migliori” stanno vincendo la guerra. E se del sistema marcio, che in questo conflitto fa il suo sporco lavoro, ne siamo ben consapevoli, sapremo anche imputare le dovute responsabilità per la sconfitta a chi non facendo sistema, potendolo fare, ha di fatto aperto le porte, arrendevole, ai depredatori del Sud.

P.N.C.

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