Ha generato scalpore la notizia che il presidente della camera Fico avrebbe alle sue dipendenze una colf retribuita a nero. Duole ammetterlo, ma in questo infame paese non è cambiato ancora nulla; e non mi riferisco a Fico! Appena c’è un barlume di speranza, infatti, partono inevitabili la macchina del fango e la caccia alle streghe. È stato così anche in passato con la “cosiddetta” giustizia ad orologeria e lo sarà anche in futuro.

Sembra proprio che ci sia qualcuno al quale convenga che le bocce restino perennemente ferme e le questioni fondamentali irrisolte. Tuttavia mentre i perbenisti si scandalizzano della pagliuzza, non si accorgono della trave che li affligge; si spara a zero pur di diffamare e al fine di mantenere fresca l’aria di tangentopoli che altrimenti rischierebbe di essere viziata. Così mentre l’establishment tenta di ridimensionare il fenomeno 5 stelle attraverso i soliti giochetti all’italiana, gli italiani attirati nella trappola mediatica, perdono di vista i loro diritti fondamentali tra i quali quelli di essere rappresentati in parlamento e non da esso derubati. In primo luogo l’impasse governativa di questi giorni ha dato facoltà al precedente governo, ancora in carica, di continuare a intessere le sue losche trame e di fatto con l’approvazione del DEF ha definito l’ulteriore taglio di 7 miliardi di euro di risorse destinate al Sud, per non parlare dell’aumento dell’IVA a fine anno.

E questa è solo la punta dell’iceberg. Nella manovra finanziaria ratificata dal governo Gentiloni lo scorso 27 dicembre è passato, tra la distrazione di chi dovrebbe vigilare (quindi anche dei pentastellati), un emendamento che di fatto regala tre milioni di euro a una srl di nome ISIAMED. L’inchiesta pubblicata dalla Gabanelli sul Corriere.it, porta alla luce ciò che realmente accade nelle aule parlamentari a discapito di tutti gli italiani. Ufficialmente la ISIAMED riceve questo finanziamento per “la promozione di un modello digitale italiano nei settori del turismo, dell’agroalimentare, dello sport e della smart city”. Tuttavia c’è ben altro dietro. Come la giornalista afferma, l’emendamento “è stato presentato, nella stessa forma in cui è stato votato, dai senatori verdiniani Pietro Langella e Antonio Milo di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (Ala) il 30 novembre”. La Isiamed nasce l’8 ottobre del 2016 e inizia la sua attività il 10 novembre 2017, appena 20 giorni prima dell’emendamento. Un caso? Anche se lo fosse, la poca esperienza della neonata società non giustificherebbe un simile finanziamento. Il 75% della società è detenuto da Vincenzo Sassi, piemontese (ma no!) con svariate partecipazioni in società di mediazione e recupero crediti, e al 25% dall’Istituto Italiano per l’Asia e il Mediterraneo che fa capo a Gian Guido Folloni ex democristiano ed ex ministro dell’ultimo governo D’Alema. Entrambi non hanno competenze di sviluppo digitale e la società conta solo 4 dipendenti! “Insomma Sassi si trova in un arcipelago di società, in buona salute, ma nel mondo digitale la IsiameD e chi vi è coinvolto sono pressoché sconosciuti. Eppure sono stati scelti per digitalizzare il made in Italy. Perché proprio loro?”.

Gianluca Milo, 21 anni, è il figlio di Antonio, firmatario dell’emendamento, ed è inoltre consigliere del Consorzio Italiano per le Infrastrutture e servizi del territorio. Che centra? Il consorzio ha sede nella stessa palazzina della Isiamed a Roma in via Cola di Rienzo 44 e ha in essa una partecipazione al 50% così come la Identità Turistica srl di Firenze (Firenze?…ma no!). Il presidente del Consorzio è Mario D’Apuzzo ex senatore di Ala e l’altro consigliere è Vincenzo Sassi ovvero il proprietario di Isiamed. Chiaro, no?

“«Una marchetta necessaria ad avere i voti per approvare la manovra. Quando non hai i numeri subisci il ricatto dei piccoli gruppi» ha dichiarato il senatore Pd Stefano Esposito commentando l’emendamento presentato da Milo e Langella a favore di IsiameD.”

Marchetta pagata con i soldi dei contribuenti! E alla fine della fiera sono scomparsi anche i 50 milioni da stanziare per la transizione digitale della Pubblica Amministrazione “la cui lentezza burocratica è una delle cause del rallentamento della nostra economia e della mancanza di investimenti esteri in Italia”.

Siamo governati da siffatti soggetti, i quali usano la politica per scopi personali da 25 anni a questa parte! Se agli altri sta bene a me no: non mi sta bene, per esempio, che in dieci anni solo sulla spesa ordinaria, lo stato italiano abbia sottratto al Sud 850 miliardi di euro; così come non mi sta bene che ogni anno i governi centrali assegnino al Sud 6.5 miliardi di euro in meno per gli investimenti rispetto al nord.

E sono ugualmente stanco del fatto che i finanziamenti per la manutenzione stradale delle città vengano calcolati in base al numero dei dipendenti di aziende private sul territorio e non in base ai chilometri o al numero di auto che le percorrono. Napoli, che ha il doppio delle strade rispetto a Milano, riceve così la metà dei fondi! Vogliamo parlare di asili nido? I finanziamenti vengono loro garantiti in base agli asili già presenti aiutando chi ha già le strutture e non chi ha più bambini! Come se non bastasse, poi, Il Sud in questi anni si è visto derubato dei fondi europei che gli spettavano e che sono stati utilizzati, tra le altre cose, per finanziare le compagnie di navigazione del Lago di Garda, l’illuminazione del Veneto e addirittura per pagare le multe dei truffatori delle quote latte del Nord (4 miliardi di euro!). Nitti affermava, a ragione, che il saccheggio delle risorse meridionali ha avuto inizio il 17 marzo 1861 e nulla è cambiato da allora: cambiano soltanto le modalità con le quali vengono celati i furti e gli illeciti-leciti ai nostri danni da parte di siffatti governi! E non parlo solo di soldi: ogni anno vanno via dal Sud oltre 50 mila giovani impoverendo la nostra terra di uomini e valori.

Proprio oggi l’Istat conferma il dato che da qui al 2065 il Sud è destinato a svuotarsi! Le previsioni demografiche indicano, infatti, che tra meno di 50 anni il nord accoglierà il 71% della popolazione italiana mentre al Sud resterà il 29% (in buona parte anziani) con una media di 51,6 anni. Il saldo negativo è di 14,4 milioni di unità tra i 25 e i 39 anni! Sono dati drammatici conseguenza di una politica coloniale degna del XVIII secolo che, sempre secondo l’Istat, porterà una riduzione delle nascite al Sud del 10 per mille destinandolo di fatto ad un invecchiamento precoce e ad un futuro da colonia per pensionati (quando la pensione c’è, si intende). C’è quindi bisogno di un’urgente inversione di tendenza, di una forte scossa non convenzionale nella politica italiana che le elezioni del 4 marzo hanno ampiamente sancito.

Tuttavia, proprio alla luce di quel risultato e dell’attuale ingovernabilità, se i cinque stelle tengono realmente a ciò che dichiarano nel loro programma, devono dare dimostrazione di responsabilità e dichiararsi disponibili nei confronti di Mattarella per la formazione di un governo di scopo che possa approvare una finanziaria più ragionevole, ma soprattutto cambiare l’attuale legge elettorale a favore di una che garantisca il governo al paese. In barba ai Salvini e ai Renzi di turno, Di Maio acquisterebbe credibilità ancora maggiore, rafforzando la sua posizione di fronte agli attuali elettori e agli insoddisfatti di un PD in balìa della femme fatale Boschi, capace di far cambiare idea a Renzi dalla sera alla mattina. Perché, per chi non lo sapesse, c’è lei dietro al dietro front del PD e di Renzi (cliccate qui se volete approfondire) nei confronti dei pentastellati. Se Di Maio e i 5 stelle vogliono davvero governare il paese e rendere reale il suo cambiamento, devono farlo attraverso nuove elezioni e una nuova legge elettorale che passa necessariamente attraverso l’alleanza, senza contratti, con tutto il centro destra (Berlusconi incluso, per ora) tralasciando ideologiche prese di posizione. Attraverso un simile sacrificio passa il nuovo governo. Il fine giustifica i mezzi: Machiavelli docet!

d.A.P.

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