Alla festa del Ruba e Fotti si aggiunge anche Toti.

Il presidente della Liguria chiede per la sua regione 20 miliardi del Recovery Fund.

Mancava il terzo alla banda capitanata da Attilio Fontana che come il più abile dei Lupin diede il via alla manovra Ruba e Fotti (RF). Sì, perché se non lo sapete a Nord l’acronimo del Recovery Fund si traduce così. A ruota lo seguì Zaia ed ora è la volta di Toti. Che dire…Lupin III, Jigen e Goemon versione padana si ricompattano nel rivendicare ciò che a loro non appartiene. Ma mentre gli originali erano gentiluomini, qui si parla di fannulloni e sfruttatori abili, attraverso i più bassi stratagemmi, a mantenere il loro tenore di vita sulla pelle altrui.

Di miliardi Fontana ne vuole 35, Zaia 25, Toti ne blocca 20. Totale 80 su 209. Se poi consideriamo che il Piemonte ne pretende 13 e la Toscana 12 allora si sale a 105. E all’appello manca il deus et machina Bonaccini che ne vuole tanti senza specificare quanti e poi il resto della ciurma. È verosimile si possa arrivare a 150? Sì! Ne resterebbero 59 (quanta grazia!) da spartirsi tra centro (Toscana esclusa) e Sud.

A Nord una pioggia di soldi che si aggiunge a quella proveniente dalla spesa storica che già sistematicamente lo inonda anno dopo anno, con in più il vantaggio di poterne usufruire in breve tempo e quindi vederne i frutti nel breve periodo. Senza contare che a Toti sono stati concessi dalla ministra contro il Mezzogiorno altri 7 miliardi extra per il porto di Genova, il raddoppio della Genova-Ventimiglia e una fantomatica Genova-Alpi da costruire ex-novo la quale, considerati tutti gli esiti delle opere miliardarie finanziate lassù, promette certamente di trasformarsi in una nuova macchina mangiasoldi.

A noi invece oltre alle briciole della differenza sui restanti 59 miliardi, hanno concesso di usufruire, si badi bene per legge, del 34% della spesa pubblica con il geniale piano Sud 2030 messo a punto dal filopadano Provenzano che, salvo imprevisti, se tutto va bene e il nord non brontola, risolleverà le nostre sorti nel 2050. Insomma lassù tutto e subito, per noi il paradiso può attendere.

E quello di Toti, oltretutto, è un paradiso fatto di asfalto e cemento visto che di transizione green nei progetti accreditati se ne parla in infima percentuale. Non che nel resto del Nord la situazione sia differente, ma ci sarebbe una vasta area del paese decisamente carente a livello infrastrutturale dove i fondi previsti si trasformerebbero in punti percentuali di Pil cinese.

Eppure il governo non ci vede e non ci sente dimostrandosi ultra collaborazionista, ancorché ascaro, di una classe politica-economico-industriale che bada a spendere nell’immediato e per proprio tornaconto ciò che è stato accordato all’Italia per il bene comune, italiano ed europeo. Nessuna sorpresa, insomma, se per l’ingordigia e l’incapacità di alcuni, in verità sempre i soliti, il paese intero vedrà bocciarsi da Bruxelles il suo Piano Nazionale per le Risorse ai Ricchi (PNRR). A quel punto sarebbe auspicabile un vero e proprio commissariamento europeo per indirizzare e spendere nel migliore dei modi il Recovery Fund. A quel punto, il Sud sarà pronto per tornare al centro dei progetti europei.    

d.A.P.

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