Emiliano chiama, Conte non ci sente!

Il presidente del Consiglio vuole incidere sul divario Nord/Sud; Emiliano lo vuole risolvere!

“Intendiamo porre, in maniera definitiva e non rinviabile, la questione meridionale e il suo superamento”. La sintesi dell’intervento del presidente Emiliano all’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari è tutta in questo estratto. Un’affermazione che sgombera, finalmente, il campo da ogni ambiguità.

Tuttavia se Emiliano chiama, Conte non risponde e se lo fa non è affatto convincente. Abbiamo sentito tante volte dalla bocca del premier il refrain che recita la formuletta “Se il Sud cresce, alzerà la crescita di Centro e Nord”.

Formula che conosciamo fin nei dettagli, mentre il governo sembra solo recitarla come un teorema che non ha intenzione di dimostrare; alla stessa stregua di tutti gli altri premier e governi che si sono alternati negli anni a Bari.

Lodevoli intenzioni che si scontrano però “con la dura realtà del Sud”, prima causa del suo allontanamento dalla vita produttiva del paese. Questo è il Conte pensiero.

Ma a guardarla bene, questa dura realtà, parla piuttosto di opportunità sprecate nel tempo per l’intero sistema paese a causa della dura cervice (e realtà) di chi, attraverso la meschinità della spesa storica, ha portato soldi e investimenti altrove, distraendoli dalla disponibilità di un Mezzogiorno per il quale le lodevoli intenzioni, si sono trasformate sempre in zero fatti!

Adesso però ci sono i 209 miliardi del RF, le risorse del fondo sviluppo e coesione, quelli strutturali e quelli del React EU. Totale? Secondo il governo fanno 145 miliardi (ragion per cui “il Sud deve entrare a pieno titolo nell’agenda italiana ed europea!”); e invece i miliardi sono di più!

L’UE stanzia a favore del Mezzogiorno circa il 70% del RF al quale si aggiungeranno le risorse degli altri fondi citati. Miliardo più, miliardo meno fanno circa 240. Cifra certamente impressionante che però, nelle intenzioni di un Conte versione Bonomi, dovremmo imparare a spendere perché troppe volte decine di miliardi “elargiti” a Sud non si sono tradotti in progetti concreti.  

Un vero peccato, signor presidente, che quelle decine di miliardi ai quali si riferisce siano servite per tappare i buchi dei mancati investimenti della spesa pubblica in conto capitale. Così come risulta di difficile comprensione, in un paese che si definisca civile, l’esistenza di un’apposita legge, finora puntualmente disattesa, che preveda l’investimento di 1/3 della spesa pubblica su 1/3 del suo territorio.

Il Sud non è vittima del suo passato, né è mai stato una causa persa. Il Sud è la vittima predestinata di un regime coloniale interno, mascherato, e neanche troppo, da democrazia!

Se si vogliono “evitare gli errori del passato” i passi da compiere sono pochi e semplici. Si definiscano innanzitutto i LEP abolendo la spesa storica, si rispetti il 34% della spesa pubblica a Sud e gli si conferisca il giusto peso (quello decretato dall’Europa) nell’ambito del RF. Da queste risorse si dia inizio all’opera di trasformazione del Mezzogiorno attraverso infrastrutture, scuole, industria, digitalizzazione e soprattutto il ponte e l’alta velocità, non il suo “pezzotto”.

Il divario Nord Sud non va soltanto “inciso” (come lei sostiene), ma definitivamente risolto attraverso le risorse a disposizione e il loro corretto utilizzo dettato dall’equità!

Per dirla ancora con Emiliano, caro presidente, noi “sappiamo cosa vogliamo e sappiamo come poterlo ottenere!”

Resta da capire se insieme o da soli.    

d.A.P.

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