Il chiagni e fotti padano adesso tira la giacchetta all’equità.

Per Fedriga in nome dell’equità padana bisogna evitare le isole covid free e precludere, quindi, ad una parte del paese di rialzarsi.

“In questo momento dobbiamo dimostrare al Paese che c’è equità. Non creare tensione sociale, ma dare le stesse regole dappertutto. Meno ci sono disparità, anche se non tutti saranno soddisfatti, meno ci sono tensioni”.

No amici, non è un esponente del Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale a parlare, ma, udite udite, Massimiliano Fedriga, new entry leghista alla presidenza della conferenza stato regioni, che si oppone, in nome dell’equità, alla proposta di adottare anche in Italia il metodo greco delle isole Covid Free per la ripartenza in sicurezza del comparto turistico. Opposizione che nasce dal fatto che le principali isole a vocazione turistica sono al Sud e che, sempre in nome dell’equità in salsa leghista, fa il paio con le levate di scudi nordiche contro l’assunzione della miseranda cifra di 2800 impiegati nei comuni del Mezzogiorno, vale a dire uno in più per comune, quando ne occorrerebbero 20 mila per andare a regime. Povero neo presidente, neanche insediato ed è costretto a rifarsi ad un diritto sconosciuto quanto disprezzato dai leghisti come lui, pur di mantenere in vita la gallina dalle uova d’oro sulla strada per il nord.

Invoca l’equità, Fedriga, per precludere una possibilità di ripresa ad una parte del paese che non è la sua. Invoca l’equità, Fedriga, per far prevalere un canone razzista: prima il nord, oppure nessuno! È questo il concetto di “equità” proprio del neo presidente, ma non è il nostro.

Gallina le cui uova, per il turismo come per tutto il resto, sono da sempre dispensate a nord in maniera ben più consistente che al Sud e soprattutto a danno del Sud. Basti pensare ai criteri adottati dall’ultimo governo per assegnare i sussidi a fondo perduto destinati alle città d’arte in crisi per il covid. Alla faccia dell’equità, alla quale si richiama il buon Fedriga, i comuni beneficiari, manco a dirlo con parametri costruiti ad arte, furono 29: 14 al nord, 6 al centro e 9 al sud. E ca va sans dire nei primi 16 posti figuravano 11 città del nord e 5 del centro con quelle meridionali relegate in fondo alla classifica e con Verbania (sì Verbania!) al secondo posto tra le città più “foraggiate” dopo Venezia.

A fregare il Sud fu la clausola che prevedeva l’assegnazione del fondo solo nei comuni capoluogo di provincia nei quali il flusso “storico” (che fa rima con spesa storica, sempre in tema di equità, eh Fedriga?) di turisti esteri fosse almeno il triplo della popolazione residente. Ora è risaputo che i turisti stranieri si concentrano in poche regioni del centro nord, mentre è il Veneto, con Venezia, che da solo vale più di tutto il Sud. Furono così tagliate fuori tutte le città del Mezzogiorno e zero ebbero anche città metropolitane come Reggio Calabria e Messina. Le uova d’oro presero la solita via e a Napoli spettò la dodicesima parte di ciò che ebbe in dote Verbania (sì Verbania!).

Invoca l’equità, Fedriga, per precludere una possibilità di ripresa ad una parte del paese che non è la sua. Invoca l’equità, Fedriga, per far prevalere un canone razzista: prima il nord, oppure nessuno! È questo il concetto di “equità” proprio del neo presidente, ma non è il nostro.

Venga Fedriga al nostro tavolo, perché noi non vogliamo “dimostrare” al paese, come lei invece vuol fare, un’equità di facciata da utilizzare secondo convenienza (la vostra!). Noi pretendiamo l’Equità con la E maiuscola per tutto il paese e stiamo lottando e lotteremo per ottenerla definitivamente.

Se Fedriga volesse imparare cosa davvero sia l’Equità, cosa davvero significhi adottare per tutti le stesse regole, cosa davvero implichi la disparità di trattamento che il Sud subisce da sempre, venga pure a sedersi al nostro tavolo e giochi le sue carte. A parlare sarebbero solo i fatti: le mense chiuse negli asili nido del nord che hanno comunque permesso loro, in maniera fraudolenta, di appropriarsi dei fondi che spettavano agli asili del Sud; i fondi contro l’inquinamento assegnati esclusivamente tenendo conto dei parametri di PM10 escludendo zone devastate come Taranto; i soldi per il rinnovo del trasporto pubblico su gomma andati tutti a comuni del nord (De Micheli docet) con la (s)fortunata eccezione di Avellino; o ancora i 103 milioni per la riqualificazione dei siti d’arte, dei quali solo 3 milioni furono assegnati al Parco e Museo Archeologico di Sibari, unico sito del Sud presente in una lista di 11.

Più in generale potremmo discutere di 64 e passa miliardi di spesa pubblica che ogni anno da Sud prendono la via della padania, di alt(r)a velocità, di porti e retroporti…e la lista è ancora lunga.

Venga Fedriga al nostro tavolo, perché noi non vogliamo “dimostrare” al paese, come lei invece vuol fare, un’equità di facciata da utilizzare secondo convenienza (la vostra!). Noi pretendiamo l’Equità con la E maiuscola per tutto il paese e stiamo lottando e lotteremo per ottenerla definitivamente. Certo non tutti saranno soddisfatti, come dice lei. Men che meno lei stesso e i suoi compari leghisti e del PUN, abituati come siete all’assistenzialismo di stato. Ma di certo vivremo tutti delle stesse regole in un paese giusto dove le tensioni sociali, da voi create attraverso l’iniquità e la disparità di trattamento, potranno solo essere un brutto ricordo.   

d.A.P.

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