Il sassolino nella scarpa di Conte, diventa una palla al piede di Salvini.

Conte riferisce in Senato e rimanda a Salvini per conoscere di Savoini nel suo staff. Il ministro dell’interno, però, non si presenta in aula.

Se volete sapere di Savoini, chiedetelo a Salvini. Queste in sintesi le parole di Conte che sbugiardano il ministro degli interni. Affermando che le informazioni di cui è in possesso sono frutto della ricostruzione di Palazzo Chigi, non avendo ricevuto da Salvini una sola riga in merito, Conte ha in un colpo solo preso le distanze dal leader leghista e si è assicurato il coltello dalla parte del manico. Ne sono testimonianza le reazioni piccate e istituzionalmente, nonché umanamente, scortesi del leader della Lega Nord: “Di Conte mi interessa meno di zero”. Dalle mie parti questo si chiama VILIPENDIO e in qualsiasi parte dell’universo, chi si fosse macchiato di tale reato, dovrebbe risponderne penalmente: “Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l’ordine giudiziario, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000”, lo afferma il dispositivo dell’art. 290 del codice penale. Se poi a vilipendere è un Ministro credo che la cosa sia ancora più seria. Ora è chiaro che per Salvini 5.000 euro valgono quanto i miei 5 cents, ma la domanda è: possibile che nella magistratura, nessuno se ne sia accorto? E Conte che fa? Glielo permette? Sì! Perché è convinto che prima o poi passerà a battere cassa da Don Matteo. Ad un occhio attento, infatti, l’altro giorno in Senato si è assistito ad una partita a scacchi come ai tempi della prima repubblica. La mossa, sbagliata, di Salvini che nella sua presunzione non si è presentato nell’emiciclo mancando di rispetto istituzionale, apre il campo al Presidente del Consiglio che conferma la presenza di Savoini nello staff del leghista, ma ne ignora il ruolo e le competenze.

 Alfiere mangia pedone.

Carla Ruocco: ” La storia del Sud Italia arricchito dal Governo Centrale non convince più: non è solo una questione di divario, ma alla base c’è un calcolo sbagliato: l’ultimo dato disponibile della Svimez, ci racconta che, in termini di spesa pubblica lorda, alle Regioni del centro nord con una popolazione pari al 65,7% vanno risorse pubbliche pari al 71,7% e alle regioni meridionali tocca una spesa pubblica del 28,3% contro una popolazione del 34,3%. C’è una differenza in termini di spesa pubblica di 61,5 miliardi”

Con la sua presenza, però, Conte lancia l’ennesimo salvagente a Salvini, come accaduto nel caso Diciotti, tirandolo fuori dalle acque agitate del Russia Gate, ma lasciandolo in bilico sul ponte della nave con una palla al piede. Quella dell’autonomia di Lombardia e Veneto. E i risultati, seppur ancora a parole, si vedono già stamattina: il Quotidiano del Sud pubblica l’articolo di Carla Ruocco, Presidente della Commissione Finanze della Camera, con il quale annuncia che da Settembre partirà l’indagine conoscitiva sui sistemi tributari delle regioni e degli enti territoriali, nella prospettiva dell’attuazione del federalismo fiscale e dell’autonomia differenziata. Scrive la Ruocco: “La storia del Sud Italia arricchito dal Governo Centrale non convince più: non è solo una questione di divario, ma alla base c’è un calcolo sbagliato: l’ultimo dato disponibile della Svimez, ci racconta che, in termini di spesa pubblica lorda, alle Regioni del centro nord con una popolazione pari al 65,7% vanno risorse pubbliche pari al 71,7% e alle regioni meridionali tocca una spesa pubblica del 28,3% contro una popolazione del 34,3%. C’è una differenza in termini di spesa pubblica di 61,5 miliardi. Questi sono gli effetti distorsivi dell’utilizzo della “spesa storica”, che ha agevolato il Nord d’Italia. Inoltre possiamo affermare senza indugio che c’è stata anche una palese violazione dei diritti di cittadinanza: ad oggi i trasferimenti da parte dello Stato sono basati sui cosiddetti “costi storici”, cioè su quanto gli enti riceventi hanno speso fino all’anno precedente. Questo presta il fianco ad una gravissima ingiustizia sociale: se sei nato in un comune povero, sconterai la povertà del tuo comune fin da bambino […] Si rende, quindi, opportuno evidenziare le eventuali distorsioni dei meccanismi di calcolo e stima menzionati e quali zone territoriali della penisola ne siano maggiormente colpite. L’indagine conoscitiva aiuterà a fare chiarezza e solo così potremmo andare avanti con l’autonomia.!”

Evviva! Se ne sono accorti. Eppure il buon Marco Esposito, solo per citare un nome illustre, sostiene la stessa tesi da almeno dieci anni a questa parte “sgolandosi” dalle colonne de Il Mattino e scrivendo libri bellissimi come “Separiamoci” e “Zero al Sud”. Verrebbe da dire meglio tardi che mai e un grazie enorme quanto il “Pirellone” a Marco e agli altri come lui che ancora adesso, mentre scrivo, portano avanti e sostengono a suon di numeri, e non di chiacchiere nordiste, le nostre ragioni e i nostri diritti.

Torre mangia Regina.

E sempre stamattina sulla pagina on line de Il Mattino, compare la notizia che Conte “lunedì prossimo presenterà ai sindacati un piano per il Sud, che spazia tra investimenti, costo del lavoro, infrastrutture, una più funzionale ripartizione dei fondi europei, miglioramenti nell’offerta sanitaria e – se sarà possibile – le basi per introdurre finalmente i Lep”.

Scacco al Re!

Quando Di Maio capirà la fine strategia del Presidente Conte e gli darà pieno supporto, quando si scrollerà di dosso la paura della crisi dell’esecutivo, quando capirà che portare avanti la battaglia dell’autonomia dalla prospettiva del Sud farà solo bene al M5S, allora Salvini non avrà ulteriori mosse da fare.

A quando lo scacco matto? Dipende da due fattori. Il primo è Di Maio. Quando capirà la fine strategia del Presidente Conte e gli darà pieno supporto, quando si scrollerà di dosso la paura della crisi dell’esecutivo, quando capirà che portare avanti la battaglia dell’autonomia dalla prospettiva del Sud farà solo bene al M5S, allora Salvini non avrà ulteriori mosse da fare. Di Maio deve recepire che il suo interlocutore non è, semmai lo fosse stato, Salvini, ma Conte; deve capire che Salvini lo ha tradito fin dall’inizio della loro esperienza governativa portandogli via voti e denigrando un giorno sì e l’altro pure l’operato del M5S; deve capire che la maggioranza relativa in Parlamento è sua e che cominciare a tastare il terreno delle correnti meno ottuse del comatoso PD, dalle quali sporadicamente provengono timide aperture, non sarebbe uno scandalo. Il M5S insomma deve preoccuparsi meno della TAV (vista l’esperienza Ilva e Tap) e più di sostenere Conte. Ecco perché non accetto che i senatori 5 stelle siano usciti dall’emiciclo mentre il premier parlava: avrei preferito che in aula gli avessero dichiarato il proprio sostegno ed apprezzamento per il gesto, ma che lì, in quel posto e a quell’ora, ci sarebbe dovuta essere un’altra persona! Sarebbe, soprattutto, stato un segno di rispetto istituzionale, di molto, più apprezzabile della diretta facebook di Giggino.

Sergio Lorusso: ” Tutto questo va spiegato o rammentato a tanti immemori meridionali prontamente saliti sulla quadriga magica lanciata a tutta velocità alla conquista del Paese. Che ne dovrebbero prendere atto per non cascare poi dal pero. Perché la nostalgia dell’ampolla non è facile da mettere a tacere. E il separatismo non è solo un’espressione verbale”.

Il secondo fattore siamo noi, elettori del Sud. I signori meridionali che alle europee hanno votato Lega devono rendersi conto, come spiega bene Sergio Lorusso su La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 luglio, che “ La proclamazione dell’indipendenza della Padania quale obiettivo primario della Lega, del resto, è stata espunta dal suo statuto solo nel dicembre 2017 e sostituita dalla più blanda finalità di trasformare l’Italia in un moderno Stato federale; mentre il termine “Nord” è stato eliminato dal simbolo del partito soltanto in vista delle elezioni politiche del 2018. Tutto questo va spiegato o rammentato a tanti immemori meridionali prontamente saliti sulla quadriga magica lanciata a tutta velocità alla conquista del Paese. Che ne dovrebbero prendere atto per non cascare poi dal pero. Perché la nostalgia dell’ampolla non è facile da mettere a tacere. E il separatismo non è solo un’espressione verbale”.

In altre parole, il progetto di Salvini è prendere i voti del Sud per asservire definitivamente il Sud al nord. Se il Sud salviniano si staccherà da questo innaturale cordone ombelicale, allora il Re padano sarà fottuto.

Scacco matto!

d.A.P.

Condividi questo articolo
  •  
  •   
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

14 − cinque =