In Lombardia i cittadini si vaccinano dal dentista; lo Stato ringrazia e manda soldi e personale a Nord.

Il carrozzone sanitario lombardo non ne azzecca più una. Intanto a Sud paghiamo per i loro scandali.

L’efficienza sanitaria lombarda toppa di nuovo. Già lo scorso 25 maggio a causa di un errore informatico alcuni cittadini dell’area metropolitana di Milano videro recapitarsi un messaggio che li indicava come “contatti covid”, salvo poi ricevere rettifica e scuse. Solo per caso, in quel frangente, non si riscontrarono infarti improvvisi tra la popolazione. Ora è la volta dei dentisti vaccinatori. Infatti dopo i problemi relativi ai ritardi e alla mancanza delle razioni, i tanto agognati vaccini antinfluenzali sono arrivati anche in Lombardia e la virtuosa macchina sanitaria si è immediatamente attivata per informare i soggetti a rischio (anziani e fragili) su dove recarsi per vaccinarsi…con un’approssimazione di 6 km. Invece di comunicare la sede dell’ospedale militare di via Saint Bon, 3 il Centro Unico Prenotazioni ha informato i cittadini di recarsi in via Beldiletto, 1 dove c’è una clinica odontoiatrica. Questo “piccolo errore”, segnalato da un utente all’Asst, è costato ore a telefono ai cittadini e farà la fortuna del provider telefonico della regione la quale dovrà ricontattare tutti per comunicare le informazioni corrette. Poteva rivelarsi un errore ben più grave che avrebbe potuto dar luogo ad assembramenti davanti alla clinica odontoiatrica, ma fortunatamente la segnalazione ha fatto sì che le prenotazioni venissero sospese.  

Questa è solo la punta dell’iceberg del carrozzone sanitario lombardo che al netto degli ultimi scandali che hanno visto protagonisti Gallera, Fontana e il cognato di quest’ultimo, riceve fondi sempre maggiori dallo stato centrale per una sanità che ha dimostrato pesanti falle. Il discorso, tuttavia, è generalizzato in tutto il nord mentre, anche in piena pandemia, le regioni del Sud continuano ad arrangiarsi. Infatti anche nel 2020, come da 15 anni a questa parte, il riparto del fondo sanitario nazionale si è contraddistinto per la sua iniquità assegnando al Mezzogiorno sempre meno risorse a parità di popolazione: negli ultimi 10 anni la Lombardia ha visto aumentare la propria quota dell’11,4%, l’Emilia Romagna del 9,9%, la Campania di circa l’8,1%, ma ben sotto la media nazionale. E questo nonostante la Corte dei Conti certifichi, tra il 2018 e il 2019, un disavanzo della spesa sanitaria di ben 10 punti percentuali (da 990 mln a 1,1 mln) totalmente ascrivibile alle “regioni non in piano di rientro e a statuto ordinario, che vedono ampliarsi il disavanzo dai 69,1 milioni del 2018 ai 165,5 del 2019”. Inutile dire a quali regioni ci si stia riferendo. A fronte di questo disavanzo si registrano diminuzioni dei posti letto in tutte le regioni italiane, mentre il personale sanitario risulta essere maggiore al Nord dove però le utenze sono minori. È sempre la Corte dei Conti a certificarlo nel “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica”: in Campania dal 2012 al 2018 si è passati da 2,76 posti letto ogni mille residenti a 2,62; in Piemonte da 3,70 a 3,36; in Lombardia da 3,76 a 3,47; in Veneto da 3,44 a 3,27; in Friuli da 3,53 a 3,13; in Liguria da 3,44 a 3,22; in Emilia Romagna da 4,17 a 3,68. Insomma il trend è costante in tutte le regioni. Ma è affrontando il capitolo personale sanitario, che ci si rende conto dell’iniquità di questo paese che letteralmente gioca con la salute dei propri cittadini, favorendone alcuni e penalizzandone altri: secondo i calcoli della Corte dei Conti la Campania a fronte di 5,8 milioni di abitanti conta su 42mila operatori sanitari; in Emilia Romagna (4,4 mln) questi sono 57mila, in Veneto (4,9 mln) 58mila, in Toscana (3,7 mln) 49mila, in Piemonte (4,3 mln) 53mila, per arrivare alla Lombardia dove si sfiora quota 100 … mila.

Di fronte a questi dati, a questo spreco di risorse umane e finanziarie, fa davvero specie (per non dire rabbia) la proroga del commissariamento della sanità calabrese che si è rivelato essere peggio della peggiore gestione possibile e che ne ha determinato il declassamento a zona rossa contro ogni previsione. Due paesi, due misure.

d.A.P.

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