La Carfagna se la suona e se la canta.

In Senato e su facebook tesse le proprie lodi per aver destinato al Sud il 40% del PNRR.

Fa tutto da sola la ministra Carfagna sia in Senato, durante il Question Time sul PNRR, che sul suo profilo facebook. Da sola si dice quanto sia stata brava, in otto settimane otto, ad approntare un piano di riparto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che vede destinati a Sud il 40% dei fondi; da sola reclamizza questa buffonata come un risultato storico che in 10 anni dovrebbe cambiare tutto. Certo a questo punto verrebbe spontaneo chiedersi cosa avrebbe potuto fare per il Sud Mara Carfagna se negli ultimi 15 anni in parlamento si fosse impegnata alla stessa stregua di queste ultime otto settimane. E a giudicare dai risultati odierni la risposta sarebbe scontata: niente!

È infatti alquanto offensivo per le nostre intelligenze, cara ministra, anche solo provare a farci credere di aver avviato in otto settimane un processo storico, civile e culturale, di riequilibrio nord/Sud quando in Senato lei stessa sostiene di essersi dovuta basare, gioco forza, sul lavoro precedentemente svolto da Provenzano, dal quale i suoi risultati non si discostano e per certi versi sono ancor più penalizzanti. Delle due l’una, allora: o non ha costruito un bel niente, oppure il precedente piano semplicemente non esisteva. In entrambi i casi non è onere degli comuni, come lei invece sostiene, far aumentare la percentuale del PNRR attraverso i progetti, perché significa non voler comprendere che la partita del Sud non si gioca in ultimo negli enti locali i quali, anche se riuscissero attraverso i progetti presentati ad impegnare il 70% del RF, non se lo verrebbero alla fine riconosciuto perché intanto già impegnato altrove.

Significa, altresì, non voler comprendere che l’intera disputa deve essere risolta innanzitutto a livello centrale, nel suo ministero e nel suo governo; significa, infine, non voler comprendere che al Sud spetta e dico SPETTA il 70% del RF in base ai criteri individuati dall’Europa stessa in sede di riparto delle risorse. Glieli rammento di nuovo signora ministro: 1. popolazione; 2. disoccupazione; 3. reddito pro capite. Quest’ultimo inversamente proporzionale ovvero minor reddito maggiori contributi. E sono cifre riportate da Svimez, Eurispes, Bankitalia. Sono conti che saprebbe fare anche un ragazzino delle medie e che i suoi collaboratori, scelti con il lanternino, non hanno saputo, o meglio voluto fare. Decennio dopo decennio, mentre lei occupava gli scranni parlamentari alleata di quella Lega Nord con i cui esponenti tanto si vanta di andare d’accordo (e lo ha indubbiamente dimostrato oggi in Senato), al Sud sono stati sottratti fondi e lavoro per trasferirli, con processi assistenzialistici mascherati da leggi, a nord. Lei vorrebbe che oggi noi, trattati con le sue parole in Senato da poveri ebeti, esultassimo perché il 34% più povero della popolazione italiana (reso tale dalle inique politiche di stato) riceve il 40% di 209 miliardi ottenuti con un lavoro (quello sì) incredibile da Conte pur sapendo (noi certamente, lei non so) che il RF ha lo scopo di favorire la ripresa del Mezzogiorno e l’azzeramento del suo divario con il Nord. Vorrebbe che la osannassimo pur sapendo che ci spetta il 70%.

Non possiamo, cara ministra. La nostra dignità ce lo impedisce. Soprattutto ce lo impedisce la nostra consapevolezza! Perché siamo consapevoli che lei è solo la parte più irrilevante di un governo golpista organizzato e portato nei palazzi romani dai potentati nordici per i quali noi non nutriamo alcuna stima; consapevoli che da qui in avanti lei avrà ben poco da raccontare sul Mezzogiorno e sul PNRR ad esso destinato. Soprattutto siamo consapevoli di ciò che ci compete di diritto e per meno di quello non ci piegheremo alle ragioni di nessun potentato come lei sta già facendo. Perché siamo ormai disgustati e nauseati di vedere che cambiano i governi, cambiano i ministri ma la storia è sempre la stessa. Prima il nord.

d.A.P.

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