La ministra all’Università del Recovery Fund.

Agli Stati Generali del Mezzogiorno parlano i sindaci del Sud.

Voleva progetti e proposte, ne ha trovati una caterva. Dopo i deludenti interventi, con le dovute eccezioni, dei presidenti di regione, tocca ai sindaci del Sud, nel primo giorno degli Stati Generali del Mezzogiorno, illustrare alla ministra Carfagna il quadro di desolazione sociale ed economica nel quale versano le loro città a causa di un ventennio, almeno, di iniquità nord centriche. E i progetti per risalire la china ci sono eccome. Cateno De Luca, sindaco di Messina, ne ha di cantierabili per oltre due miliardi, incluse le opere compensative relative al ponte sullo stretto. E richiede, inoltre, a gran voce la realizzazione del ponte stesso al quale i cittadini di Messina non sono disposti a rinunciare. Il sindaco di Reggio Calabria, Falcomatà, cita la “madre di tutte le battaglie”, i Lep la cui mancata definizione è il segno tangibile della discriminazione per residenza che i governi italiani attuano ininterrottamente nei confronti dei cittadini del Mezzogiorno. La loro definizione è il presupposto ragionevole per l’apertura di ogni discussione e confronto sul destino del Sud e quindi dell’Italia. Partendo dai Lep si potrà parlare di alta velocità a 300 km/h a Sud fino in Calabria e oltre, in Sicilia. Solo definendoli si potrà discutere di una viabilità degna di questo nome, di porti, retroporti e ZES. E poi c’è l’occupazione, un tema sul quale l’Università degli Studi di Reggio Calabria ha implementato un progetto da 90 milioni, già cantierabile, per la realizzazione di un polo dell’innovazione, all’interno dell’area dismessa di Saline Joniche, tale da attrarre risorse nazionali ed estere e consentire alle migliori menti del Mezzogiorno di lavorare per lo sviluppo della propria terra.

Sugli stessi binari viaggia il sindaco di Napoli. De Magistris definisce nel suo intervento il fondamentale tema dell’equità e dell’inclusione territoriale come necessario e urgente soprattutto, ma non solo, per affrontare la pandemia della mancanza di occupazione al sud. Questo il suo progetto primario sulla stessa lunghezza d’onda del Movimento 24 Agosto che per primo ha imposto il tema dell’Equità Territoriale all’agenda nazionale. Napoli punta, inoltre, allo sviluppo dei collegamenti con l’hinterland con 92 progetti condivisi tra i vari comuni e cantierabili per oltre un miliardo e mezzo. Progetti già presentati al governo centrale nei quali nero su bianco ci sono proposte fattuali anche sulla rivoluzione verde, sulla semplificazione, sull’edilizia scolastica e la riqualificazione degli edifici storici. Orlando e Mazzia rincarano la dose richiamano l’attenzione della ministra nuovamente sui Lep e sull’iniziativa Recovery Sud, nella certezza che un Sud più forte renda l’Italia più forte.

Voleva proposte e progetti la ministra; ne ha avuto un ampio ventaglio, tutte tenute insieme dal fil rouge del giusto riparto del Recovery Fund richiesto come primaria condizione dalla maggioranza dei sindaci. Affacciarsi all’utilizzo del dei fondi europei per la riduzione del divario Nord Sud considerando per il loro riparto il solo criterio della popolazione, ovvero il 34% del totale, sarebbe una follia, prima che politica, economica e sociale. Se si considera, inoltre, che in tale percentuale alcuni “scienziati” nordici vorrebbero anche includere i fondi della programmazione ordinaria, si passerebbe direttamente al suicidio venendo definitivamente meno il carattere aggiuntivo del RF.

Voleva proposte e progetti, ha ottenuto una richiesta pressoché unanime: se vuole davvero segnare la discontinuità con il suo mandato ministeriale, allora la ministra si batta affinché al Sud sia riconosciuto il 70% che gli spetta del Recovery secondo i previsti criteri europei di popolazione, reddito pro-capite e disoccupazione. Diversamente questa due giorni sarà stata l’ennesima presa per i fondelli al Sud, che questa volta, c’è da giurarci, non se ne starà più buono, mentre i pochi calpestano i diritti dei molti.

Voleva proposte e progetti; benvenuta, ministra, all’Università del Recovery Fund!  

d.A.P.  

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