La Napoli-Pompei-Salerno emigra a Torino.

Aiutini di stato al Piemonte in difficoltà. Boicottiamo lo stato coloniale.

Che il Piemonte non se la passi bene è risaputo, così come è risaputo che il nord le risorse per risollevarsi dalle crisi viene a prendersele a Sud con tanto di benedizione governativa.

Accade quindi che mentre chi reclama per sé l’autonomia differenziata lo fa chiedendo di ottenere anche la proprietà e la gestione di infrastrutture costruite con soldi pubblici sul proprio territorio, in Campania si verifica l’esatto contrario.

Infrastrutture costruite con soldi pubblici vengono affidate in gestione a società extra regionali anziché rimanere sul territorio per generare pil. Niente di nuovo sul fronte meridionale, insomma, perché anche le pietre sanno che in questa specie di paese le opportunità di sviluppo sono per molti, ma non per tutti.

Nella fattispecie Autostrade Meridionali S.p.A. si vede rigettato il proprio appello avverso la sentenza che aveva affermato la legittimità del provvedimento di aggiudicazione, a favore del Consorzio SIS, della concessione delle attività di gestione e manutenzione dell’Autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno.

La sentenza ha, in estrema sintesi, ritenuto che le valutazioni svolte dalla Stazione Appaltante in ordine all’offerta del Consorzio SIS fossero esenti da vizi.

E così dal 1 Aprile la Napoli-Pompei-Salerno passa da una società con sede a Napoli a una con sede a torino, il Consorzio Stabile SIS SCPA.

E sebbene i comunicati del nuovo ente gestore parlino di continuità di servizio e di conferma dei rapporti contrattuali in essere, non ci stupiremmo se tra qualche mese l’autostrada venisse bloccata dagli ex dipendenti di Autostrade Meridionali S.p.A. vittime di esuberi e ricollocamenti a nord. Staremo a vedere.

Quel che è certo è che la convenzione avrà una durata di 25 anni e prevede, manco a dirlo, un adeguamento tariffario annuo medio dell’1,41%. Come dire oltre al danno la beffa.

Eh già, perché tutta la vicenda ha un tempismo perfetto. Rinnovata, resa moderna e altamente percorribile, quindi con maggiore possibilità di utenza e ricavi, l’autostrada è stata poi, senza colpo ferire, concessa ai torinesi (che, ultimamente, bene proprio non se la passano), con tanto di adeguamento tariffario e chilometrico (ovviamente al rialzo) nonché alla vigilia della stagione estiva; quando cioè l’autostrada, grazie ai lavori eseguiti, si vedrà percorsa da un numero maggiore di utenti rispetto agli anni precedenti.

Una scelta politica che di fatto privatizza l’autostrada campana contrapponendosi all’indirizzo governativo di riportare le autostrade italiane sotto il controllo statale dopo i fatti di Genova.

Ma Sud non è Italia, si sa, e il nostro ruolo in questa faccenda sarà il solito: quello del bancomat del nord. A meno che non decidiamo di boicottarli. Sarà difficile, ma non impossibile. I tempi di percorrenza maggiori potranno essere resi più sopportabili dalla vivacità paesaggistica della ss18 Tirrenia inferiore, dalla scorrevolezza della ss268 del Vesuvio o annullati dall’utilizzo della A30 Caserta-Salerno. Tre alternative per BOICOTTARE LO STATO COLONIALE.

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