La Scozia combatte, il Sud dorme.

Mentre in Gran Bretagna Boris Johnson promette mari e monti per arginare l’onda separatista scozzese, a Mezzogiorno si discute su come portare le istanze meridionali all’attenzione di chi già le conosce e le ignora da sempre.

Domani 6 maggio si vota in Scozia per il rinnovo del Parlamento. E a Londra gli inglesi stanno già tremando. Si prospetta infatti una larga vittoria dello Scottish National Party (SNP) che nel 2016 si fermò a soli due seggi dalla maggioranza assoluta. Maggioranza che, dopo la maldigerita Brexit, il partito della Sturgeon pare proprio avviato a conquistare. Se così dovesse essere il passo immediatamente successivo sarebbe quello di indire un nuovo referendum per l’indipendenza della Scozia per poi rientrare a pieno titolo in Europa. E sarebbe davvero troppo per la corona britannica.

Così per la Scozia, che è un po’ come il Sud italia del Regno Unito, Boris Johnson annuncia miliardi di investimenti. Infrastrutture, educazione e sanità per evitare che gli scozzesi dicano basta alla corona inglese. Dunque in arrivo maggiore capacità e tempi di percorrenza migliori per i viaggi in treno tra l’Inghilterra e la Scozia, un nuovo programma di studi chiamato Turing (che ha sostituito il programma Erasmus ) per pagare gli studenti che studiano in tutto il Regno Unito, mentre il segretario alla salute britannico Matt Hancock sta lavorando senza soluzione di continuità a diversi piani per aiutare il National Health System duramente colpito, in Scozia, dalla pandemia. Tutto questo accade adesso in Gran Bretagna.

Ma è accaduto anche da noi, dal 1994 ad oggi, sulla spinta della farsa secessionista leghista! Le minacce di Bossi e compagnia bella, hanno fatto in modo che per tenere dentro il nord, che intendiamoci mai si sarebbe separato dall’italia (non gli conviene), si facesse fuori il Sud. Una tattica? Un espediente? Forse. O forse più semplicemente una linea politica per ottenere quanto più possibile e riempirsi il portafoglio. E, col senno di poi, possiamo senza ombra di dubbio dire che ha funzionato e ancora funziona. Vi basti, su tutto, l’esempio del Piano Nazionale per le Risorse ai Ricchi (PNRR). E cosa fanno i nostri rappresentanti? Escono dai partiti tradizionali per formare un nuovo SNP (South National Party) che possa avanzare reali richieste rispetto ai fabbisogni di 20 milioni di persone? Magari su una nuova e altrettanto farsa onda separatista questa volta proveniente da Sud? Neanche per idea. Votano a favore del PNRR decretando la sconfitta del Sud e la loro stessa morte politica. Poco importa, il vitalizio, tanto, è garantito (se lo è per Formigoni…)!

Insomma, mentre Boris Johnson promette mari e monti pur di arginare l’onda separatista scozzese, da noi si dorme su due guanciali mentre un’altra onda, quella dello tsunami nordico, sta per spazzare via tutto. Si discute su come portare le istanze meridionali all’attenzione di chi da sempre le conosce e da sempre le ignora o, nella migliore delle ipotesi, si combatte onorevolmente una guerra di resistenza e confutazione in campo aperto e con poche armi, quando invece bisognerebbe fare guerriglia. Eppure un vecchio proverbio napoletano recita che “Chi nun tene coraggio nun se cocca ch’ ‘e femmene belle”. Cosa manca davvero al Sud? il piano B!

d.A.P.

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