L’eterna presa in giro del ponte sullo stretto. Ecco perché non si farà.

A Il Mattino, il ministro Giovannini snocciola percentuali (non cifre) senza soluzione di continuità. Tra le righe dell’intervista, tuttavia, emerge la verità: il ponte non si fa!

Intervistato su Il Mattino di oggi, il ministro Giovannini spiega, snocciolando percentuali relative, ma evitando accuratamente di indicare cifre definitive, come e perché il ponte si farà. Ad un lettore attento, tuttavia, non sfugge, tra le righe dell’intervista, che quanto illustrato dal ministro presuppone proprio il contrario.

Ecco alcuni estratti.

«Questo governo sta facendo investimenti verso il Mezzogiorno senza precedenti. Ricordo che solo per le risorse assegnate dal Pnrr al nostro ministero la quota destinata al Sud è del 56 per cento [E cioè quanto sig. ministro? E soprattutto quanto in meno del nord? – ndr]. Ma oltre il 40 per cento delle opere pubbliche bloccate da anni e ora commissariate (siamo arrivati di recente a 102 in totale) riguarda il Sud [Dunque nulla di nuovo. Erano già tutte cantierate e ferme – ndr]. Per ciò che concerne la questione del Ponte, il governo ha seguito l’indicazione del Parlamento per capirne la fattibilità e i costi, visto che il progetto esistente non è una base possibile per procedere, anche se si volesse [E non siamo mai riusciti a capire il perché – ndr]. Ma in attesa dello studio di fattibilità (che dovrà affrontare molte questioni di carattere economico, ambientale e ingegneristico) e di future decisioni, tra cui anche l’opzione zero, cioè quella di non farlo, abbiamo deciso di migliorare subito l’attraversamento dinamico dello Stretto con investimenti immediatamente disponibili per mezzo miliardo».

Capito? Si valuta anche l’opzione zero, cioè quella di non costruirlo e intanto, indipendentemente dalla realizzazione dell’infrastruttura, si spende mezzo miliardo per “migliorare subito l’attraversamento dinamico dello Stretto”. Soldi che (dovesse succedere, ma non succede) se il ponte venisse poi alla fine realizzato, sarebbero letteralmente buttati. Ma come si vuole migliorare “subito” l’attraversamento dello stretto?

Ecco cosa dice Giovannini: «Dalla prossima estate i tempi di attraversamento ferroviari verranno ridotti di un’ora grazie all’installazione sulle motrici di batterie elettriche che eviteranno la frammentazione di tutte le operazioni necessarie al trasbordo. In più abbiamo deciso di acquistare nuove navi ecologiche e più lunghe, aliscafi elettrici, treni più corti e realizzare un terzo scivolo per favorire il traghettamento».

E passi per il terzo scivolo perché si sa…il terzo valico, val bene uno scivolo. Ma dov’è il senso nel resto della dichiarazione del ministro? Acquistano navi più lunghe ed ecologiche, però poi accorciano i treni. Ora se gli attuali traghetti, che erano corti per le attuali carrozze, verranno dismessi per i nuovi più lunghi ed ecologici, perché accorciare le carrozze? È presto detto. Nei “mega fondi” stanziati per il Mezzogiorno, dei quali tanto si vanta Giovannini, non ci sono abbastanza soldi per sostituire l’intero parco traghetti dello stretto. Il che significa che il ministro dovrà assicurare lo stesso traffico passeggeri e merci con un numero minore di traghetti ecologici che dovranno essere certamente più lunghi, ma dovranno accogliere, per mantenere gli stessi standard di trasbordo, un numero maggiore di carrozze passeggeri e merci le quali, gioco forza, dovranno essere più corte al fine di consentire al traghetto una maggiore capacità di carico. Tutto chiaro, no? Una volta assicurato lo stesso traffico passeggeri e mezzi, con minor numero di traghetti e stipando le persone come sardine in carrozze più corte, volete che i governi italiani non ce la menino su quanto siano stati efficienti nel garantire la transizione ecologica nello stretto e che quindi adesso, con un’ora in meno di tragitto, del ponte non vi sia più l’utilità?

Ecco, se Giovannini pensava di parlare a dei fessi, è il caso che si ricreda. Così come dovrete ricredervi anche voi, cari lettori, perché il ponte sullo stretto alla fine di tutti questi proclami governativi, non si farà.

d.A.P.

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