L’importanza di chiamarsi Draghi nel regime oligarchico italiano.

Draghi riesuma l’autonomia differenziata nei collegati alla Nadef modificandola il giorno dopo averla presentata. Tutto normale. Siamo in Italia.

Benedetti tecnici, fanno tutto ciò che i politici non hanno il coraggio di fare -timorosi come sono di perdere voti e poltrona- sostenuti in parlamento, da quegli stessi politici, per la “nobile” causa nazionale.

Se poi ti chiami Mario Draghi, allora non sei neanche “ricattabile”, anzi hai sempre il coltello dalla parte del manico. Perché non sia mai detto che un partito di governo abbia mandato a casa “il migliore”. I sondaggi sarebbero impietosi! E dunque è “il migliore” a dettare le condizioni per restare indisturbato al timone -senza cioè disturbatori di sorta- anche se il comando indisturbato dovesse essere subordinato a concessioni che costeranno la vita dei passeggeri di terza classe. Poco importa, perché l’élite -o presunta tale- sarà salva.

Questa è la condizione del Titanic Italia. Per la testa del disturbatore Salvini, chiesta da Draghi a Giorgetti, il numero uno del Mise ha chiesto a Draghi le teste di noi altri meridionali. E allora, nella notte, una manina ha aggiunto alla Nadef il DDL che non c’era. Quello che prevede le disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata. E non essendoci spazio tra le righe, e non potendolo certamente inserire -per ovvie ragioni … di classifica- sul fondo del foglio dei DDL collegati, la manina lo ha messo in testa; una priorità, insomma.

Tuttavia, sebbene nei precedenti governi Conte I e II il DDL fosse comunque presente nella Nadef, ma più defilato a “centro classifica”, la cosa assai rilevante circa la sua prima posizione in graduatoria è il fatto che tutti i DDL ad esso successivi, gli siano strettamente collegati. Nel senso che dal momento in cui l’autonomia differenziata segnerà la destinazione del bottino maggiore al nord, tutte le risorse da stanziare nei DDL successivi (li trovate qui) ne dovranno necessariamente fare a meno, segnando dunque il passo. E questa è solo l’ultima delle implicazioni, poiché a segnare il passo sarà l’intera struttura paese ed in modo particolare il Mezzogiorno che si troverà depredato anche di quel poco che aveva finora avuto, mentre i Lep, seppur verranno mai definiti in seguito alla infinita ricognizione carfagnana in corso (?), saranno calcolati non più su dati reali, bensì su dati distorti.

E sorge altresì il legittimo dubbio che per essere messa lì in cima a quel foglio, l’autonomia differenziata sia una cosa che autolesionisticamente “piaccia” -perché condizione per conservare il proprio privilegio- anche ai presidenti di regione e ai parlamentari meridionali. Non una flebile protesta, infatti, si è levata dalle bocche cucite di costoro. E se può considerarsi verosimile che alla Carfagna ne stiano ancora spiegando l’efficace -per il nord- funzionamento contorto in vista della prossima intervista autocelebrativa sulla stampa meridionale, il silenzio degli altri, che dovrebbe essere invece un coro di protesta unanime, fa un rumore che suona oligarchico!

Insomma il Mezzogiorno si avvia alla distruzione, portando con sé l’italia intera, e nessuno ne parla. È questa, cari amici, la vera importanza di chiamarsi Mario Draghi nel regime oligarchico italiano.  

d.A.P.

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