Niente di nuovo a Sud.

Elezioni in Calabria: cambiano gli attori, non la sostanza. Ma il Capitone fallisce.

Il problema del Sud è che ci sono troppi meridionali. Se Braveheart di Mel Gibson fosse stato ambientato a Sud, probabilmente queste parole, il regista americano, avrebbe fatto pronunciare al re savoiardo, in luogo del plantageneto, sostituendo rispettivamente i termini Scozia e scozzesi.

Nel film del 1995, in seguito a questa affermazione, Edoardo I istituì in Scozia lo ius prime noctis, istituto sulla cui effettiva esistenza tutti i medievisti nutrono molti dubbi, seppur dubbi non ci siano sul fatto che un simile istituto sia stato effettivamente messo in pratica, dall’unificazione fino ad oggi, nel Sud Italia. Ed è molto particolare lo ius prime noctis nostrano perché utilizza risorse umane, nonchè economiche, del Sud per plasmarle a immagine e somiglianza del predominante nord, finanche nella loro stessa terra d’origine.

Il più grande problema del Sud è che dopo 159 anni di colonialismo, non ha ancora avuto un suo William Wallace. E non come figura di uomo forte, ma come soggetto politico e democratico capace di risvegliare le coscienze meridionali di fronte ad una storica verità: il sacco del Sud!

Dai savoiardi alla repubblica sono cambiati gli attori, ma non le politiche. Tuttavia il più grande problema del Sud è che dopo 159 anni di colonialismo, non ha ancora avuto un suo William Wallace. E non come figura di uomo forte, ma come soggetto politico e democratico capace di risvegliare le coscienze meridionali di fronte ad una storica verità: il sacco del Sud! Così come il re inglese comprava i lord scozzesi offrendo loro terre e domini al di qua e al di là del Vallo di Adriano, sui quali essi stessi poi avrebbero pagato tasse alla corona inglese, così al di sotto del Garigliano la classe politica nordica ha corrotto quella meridionale attraverso facili carriere, soldi, potere, richiedendo, sia prima che dopo la repubblica, un aiutino al malaffare e alla massoneria. Il dazio da pagare per questi gentiluomini era, ed è, la condanna all’oblio, economico e culturale della loro stessa terra e del loro stesso popolo attraverso l’emigrazione, la spesa storica e la disillusione. Ce lo insegnano la storia, quella vera, e le elezioni regionali di ieri l’altro. Infatti, mentre nella virtuosa Emilia Romagna va alle urne quasi il 70% degli aventi diritto, il fanalino di coda Calabria si ferma ad un modesto 44%: meno della metà. Perché?

Negli anni in Calabria nessuna amministrazione è riuscita a risollevare le sorti della regione e del popolo calabrese, il quale, di volta in volta, si è affidato all’alternativa di turno, sperando in un cambiamento che di fatto non c’è mai stato.

È l’effetto ius prime noctis. Il primo aspetto di questo processo, finora irreversibile, è la sfiducia dell’elettorato sia a destra che a sinistra. Senza andare troppo lontano, negli ultimi 20 anni in Calabria si sono sempre avvicendati presidenti delle opposte fazioni: 2000 Chiaravalloti (FI); 2005 Loiero (PD); 2010 Scopelliti (PdL); 2014 Oliviero (PD); 2020 Santelli (FI). Inoltre l’affluenza è andata sempre diminuendo dal 65% dei primi anni duemila, al 44% odierno. Questa altalena politica, indica chiaramente che nessuna amministrazione è riuscita a risollevare le sorti della regione e del popolo calabrese, il quale, di volta in volta, si è affidato all’alternativa di turno, sperando in un cambiamento che di fatto non c’è mai stato. Anzi, sempre più sfiduciati, negli anni i calabresi hanno preferito il mare alle urne e ai colpi ad effetto di una sinistra che, non sapendo a quale santo votarsi, in questa tornata ha mandato allo sbaraglio un seppur volenteroso ed encomiabile Callipo. C’è da dire che neanche riuniti, i voti della sinistra avrebbero superato quelli della Santelli, il ché aumenta il rammarico per gli astenuti. E tra questi si insinua il secondo aspetto dello ius prime noctis: l’emigrazione e le infrastrutture!

Impedire agli aventi diritto di andare al voto è un modo per controllare il territorio, un po’ come in Ulster si formavano collegi elettorali in modo da favorire la minoranza orangista sulla maggioranza cattolica.

Impedire agli aventi diritto di andare al voto è un modo per controllare il territorio, un po’ come in Ulster si formavano collegi elettorali in modo da favorire la minoranza orangista sulla maggioranza cattolica. In Calabria si punta sull’emigrazione di massa e sulla assenza di infrastrutture. I tanti calabresi domiciliati a nord, ma residenti nella regione, non hanno potuto o voluto muoversi dal luogo in cui lavorano o studiano: rassegnazione? Più che altro nessuna garanzia sul poter tornare in tempo a lavoro o all’università considerando i pessimi collegamenti tra la Calabria, le sue aree interne, ed il resto del paese. Questo spiegherebbe anche l’enorme divario di partecipazione tra i grandi e i piccoli centri calabresi. L’aereo? Voi spendereste in media 184 euro, solo di volo da Milano a Reggio Calabria e ritorno, per andare a votare, se ne guadagnate 1200 o se siete uno studente fuori sede mantenuto dai propri genitori?

Il non voto calabrese è il segno della disillusione nei confronti di una cattiva gestione che, sia essa di destra o di sinistra, difficilmente lascerà i posti di comando, occupati per favorire di volta in volta il potere locale di turno che glieli ha consegnati.

Il terzo aspetto dello ius prime noctis, sono la collusione e la disinformazione. Le classi dirigenti alternatesi negli anni, non hanno liberato la Calabria dalla prigionia ‘ndranghetista, mentre i mezzi di comunicazione omettono di riferire di una maxi operazione come quella di Gratteri che addirittura viene messo in discussione. In un siffatto scenario politico sociale chi di noi si sarebbe sentito incoraggiato al voto? E con quale spirito? Votare, poi, per chi? Per la sinistra di un Oliviero indagato per associazione a delinquere, abuso d’ufficio e corruzione, o per la destra che ha inserito impresentabili nelle sue liste? Meglio astenersi e consegnare la Calabria all’indifferenza mediatica. Perché si dovrebbe dare spazio alle elezioni in una regione di cui non importa nulla a nessuno, in primis ai suoi abitanti? Parliamo di un posto dove lavora solo una persona su quattro, dove 15 mila persone l’anno vanno via per sempre, un posto scordato dallo stato, che l’ha isolato sia verso nord che verso il mare. Parlarne avrebbe un costo che non produrrebbe margini di profitto, mentre l’Emilia Romagna rappresenta tutte le virtù che la Calabria non ha. Questo ragionamento ce l’hanno talmente tagliato addosso, che ormai in molti di noi ci credono davvero e per primi alcuni di quei calabresi di Calabria che non hanno votato; ma soprattutto, il non voto calabrese è il segno della disillusione nei confronti di una cattiva gestione che, sia essa di destra o di sinistra, difficilmente lascerà i posti di comando, occupati per favorire di volta in volta il potere locale di turno che glieli ha consegnati.

In un articolo di ieri su “Il Quotidiano del Sud” Massimo Busetta afferma che di fronte ai torti subiti ci si aspetterebbe, a Sud, piuttosto che le sardine, gli squali “pronti a sbranare” chiunque si contrapponga loro lungo la strada da percorrere verso l’equità territoriale. Eppure ciò non è avvenuto e non avviene, o perlomeno non ancora.

Paradossalmente il Sud ha pagato e paga, attraverso la spesa storica, un soggiorno a vita ai suoi figli nelle terre nordiche dove vanno a lavorare per garantire il tenore di vita dei loro fratelli nord-italiani.

È l’effetto ius prime noctis che estirpa dal Sud i giovani, potenziali squali, e li (de)porta a nord e, nella peggiore delle ipotesi,  li assimila, attraverso la proverbiale efficienza nordica, al luogo comune che il terrone a casa sua poltrisce, mentre al nord si trasforma in lavoratore indefesso; oppure, nella migliore delle ipotesi, rende i giovani del Sud indifferenti verso la sorte della propria terra alla quale ormai non sentono più di appartenere affascinati come sono dall’efficienza di chi li ha accolti, ma fino a un certo punto, senza dirgli però da dove provengono le risorse che consentono loro una vita migliore. Paradossalmente il Sud ha pagato e paga, attraverso la spesa storica, un soggiorno a vita ai suoi figli nelle terre nordiche dove vanno a lavorare per garantire il tenore di vita dei loro fratelli nord-italiani.

Le regionali di ieri l’altro, insomma, ci hanno confermato che la Lega Nord non vince né in Emilia Romagna, né in Calabria. Tanto rumore per nulla, dove per nulla si intende la linea autonomistica di Bonaccini che non vuole un euro in più di quelli che gli abbiamo elargito finora, nonché il nulla che la Santelli porterà in dote ai calabresi che l’hanno votata, mentre di squali a Sud e per il Sud, non se ne vedono; o perlomeno non ancora.

La candidatura di Callipo ha seriamente contribuito alla sconfitta di Salvini, che in Calabria era l’obiettivo primario, confermando che dove non sono arrivate le sardine è arrivato il M24A-ET.

Ci sono, tuttavia, avvistamenti all’orizzonte: la candidatura di Callipo ha seriamente contribuito alla sconfitta di Salvini, che in Calabria era l’obiettivo primario, confermando che dove non sono arrivate le sardine è arrivato il M24A-ET. In un articolo sul sito del movimento, infatti, Pino Aprile spiega l’assenza del M24A-ET alle regionali (troppo giovane M24A-ET per presentarsi adesso) e come sia facilmente intuibile il voto del movimento alle urne; ma la cosa più rilevante è che promette battaglia per le prossime comunali e nazionali.

Quando sarà il momento, toccherà a noi terroni decidere da che parte stare, se essere squali o pesciolini rossi

Allora, quando sarà il momento, toccherà a noi terroni decidere da che parte stare, se essere squali o pesciolini rossi; se, cioè, farci finalmente rappresentare da chi conduce già una battaglia per l’uguaglianza di diritti finora rimasti soltanto scritti nella carta costituzionale di un paese da sempre diviso in due, oppure consegnare al potere dominante le nostre vite e quelle dei nostri figli.

Il Sud potrà avere il suo William Wallace solo se il suo popolo deciderà consapevolmente di seguirlo, ignorando le sirene del tornaconto personale, a beneficio della vittoria del benessere collettivo della propria terra e del proprio popolo. Presto diventeremo padroni del nostro destino e allora non avremo più alibi.

d.A.P.      

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