Onestà vo cercando. Il metodo Giorgetti applicato al PNRR.

Draghi incassa dalla Von der Leyen i primi 25 miliardi del RF e vuole che si spendano con onestà. Ma nel Pnrr non c’è nulla di onesto.

Ricordate quando Giorgetti in commissione federalismo chiese di secretare i dati della simulazione della perequazione al 100% perché erano “scioccanti”? Bene, questo stesso metodo è stato utilizzato per il Pnrr italiano. Il Piano Nazionale per le Risorse ai Ricchi, ad oggi, nulla dice sulla territorializzazione di questi fondi se non che essa è stata allo stesso modo secretata, ancora una volta a danno del Sud e con la palese complicità di una ministra comparsa. Pertanto sappia, Draghi, che l’onestà che va predicando sulla loro spesa è una caratteristica che a monte latita nella stesura del piano nazionale.

È risaputo, infatti, che la mancata espressione dell’allocazione a livello territoriale dei fondi europei è uno stratagemma atto a distrarli dove più fanno comodo, senza doverne poi dare ragione. È il vecchio motto confindustriale riportato in auge da Bonomi già ai tempi del primo governo Conte che potremmo sintetizzare in tu dammi i soldi che a spenderli ci penso io. Tra pochi eletti, ovviamente.

Ecco il rischio che stiamo correndo. Il NGEU concepito per favorire una politica di coesione economico-sociale su tutto il territorio, si trasformerà, in italia e solo in italia, nell’ennesimo strumento per allargare i divari territoriali.

Questo perché esso è stato formulato basandosi su una logica competitiva che avrebbe avuto senso solo in presenza di condizioni economico sociali uniformi su tutto il territorio nazionale. Conosciamo bene come questo non sia il caso italiano. Ed ecco, dunque, che, in nome dell’onestà, la Napoli-Bari, già cantierata con fondi pubblici, vede sparire questi ultimi (non è dato sapere a favore di chi o di cosa…ma possiamo facilmente immaginarlo) sostituiti de quelli del Pnrr. Nel 2021, poi, prenderanno corpo anche i progetti per l’alt(r)a velocità Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Messina-Catania che tuttavia già sappiamo termineranno ben oltre il 2026. Significa che se non ci saranno risorse pubbliche sulle quali contare, rimarranno, a futura memoria, nuove opere incompiute. E lo stesso dicasi per la Roma-Pescara.

E sempre in nome dell’onestà il decollo delle Zes, che passa attraverso un nuovo sistema di logistica portuale al Sud, è affidato a soli 1,2 miliardi del Pnrr, mentre a Genova se ne elargisce immediatamente 1, dai fondi pubblici, per adeguare il fondale del porto alle nuove navi container, lasciando marcire Gioia Tauro a centro di quello che una volta era il Mare Nostrum.

Stesso discorso per gli Asili Nido. Ad oggi non si è in grado di quantificare il numero di bambini del Sud che potranno accedere ai nuovi asili nel 2026, ma di certo sappiamo che i bandi premiano i cofinanziamenti comunali pensati ad hoc per favorire le zone più ricche.

Si può facilmente concludere, quindi, che il Pnrr è nato male e di questo passo finirà peggio, perché snatura fin dalle radici le finalità del NGEU: coesione e piena convergenza economico-sociale.

Tuttavia c’è chi l’onestà la va farisaicamente professando e chi alacremente la persegue. Ci cono una petizione da firmare promossa dall’europarlamentare Pier Nicola Pedicini, da poco confluito nel Movimento 24 Agosto Equità Territoriale, e una risoluzione presentata all’Europarlamento nella quale si invita la Commissione a impedire il cosiddetto repackaging, per intenderci quello che è avvenuto con la Napoli-Bari, pratica che rischia di aumentare il divario di convergenza sociale, economica e territoriale dell’UE.

d.A.P.

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