Ora basta, la Carfagna deve dimettersi.

Cosa s’inventerà la Maga Carfagna ora che, ancora una volta, ci hanno fregato i soldi per gli asili nido?

Dici bandi per gli asili nido e già sai che ti stanno fregando. In sintesi è questa l’opera che il governo dei migliori sta portando avanti ai danni del Sud con la complicità della Maga Carfagna.

Già, perché lei, che aveva promesso che non ci sarebbero più state storture nei bandi e che avrebbe costantemente vigilato sulla loro regolarità attraverso commissioni e sottocommissioni composte da strapagati esperti (di cosa non è dato sapere), ancora una volta ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza e incompetenza oltre alla sua naturale accondiscendenza verso la teoria del qualcosismo.

Ebbene l’ultima porcata non vigilata dalla ministra si è di nuovo consumata sugli asili nido. Come si evince dalle colonne de Il Mattino (che pure ne elogia -e non se ne capisce il motivo- l’operato…quale?) il bando di dicembre che doveva correggere le ingiustizie del primo, ha finito per aggravarle. E bisogna dare atto a chi lo ha redatto di aver usato non poca fantasia, ovvero tutta quella che non hanno usato le commissioni e sottocommissioni carfagnesche nel valutarlo (semmai l’avessero letto!).  

E così se nel primo bando i cofinanziamenti comunali hanno permesso alla ricca Milano di prevalere sulla povera Venafro, nel secondo per censire i bambini ai quali garantire hic et nunc gli asili, si prendono in considerazione le cifre stimate per il 2035 basandosi su un report dell’Istat che prevede -e non potrebbe essere altrimenti data la politica fortemente antimeridionale di questo governo- una forte emigrazione dal Sud.

Si è passato, in pratica, dal giocare sulla pelle dei bambini di oggi (nel primo bando) al giocare con quella dei bambini di domani (nel secondo bando). Con l’aggravante che il fenomeno non coinvolgerà solo loro, bensì le intere loro future famiglie che dovranno emigrare dal Sud al Nord italia per godere di un diritto che dovrebbe essere garantito su tutto il territorio “nazionale”, ammesso che la nostra sia una nazione.

La previsione di popolazione dell’Istat, che prefigura un futuro per il Sud simile a quello del decennio passato -e cioè di spopolamento- poteva essere utilizzata come un punto fermo di una quanto mai agognata inversione di tendenza. Portare cioè lo sviluppo dove manca, favorire le nascite, l’occupazione femminile e il benessere delle famiglie. Niente da fare, invece. Per il governo il Sud sembra proprio essere senza speranza. O forse sarebbe meglio dire che si fa di tutto per negargliela costruendo gli asili nido necessari non in base alla situazione attuale (450mila bambini meridionali su 1.271.000) bensì a quella futura (399mila su 1.261.000).

Scompaiono dunque 50mila bambini meridionali che ricompaiono magicamente a nord tra Lombardia e Veneto, dove cioè tante famiglie meridionali sono già predestinate ad emigrare e dove troveranno, già pronto per i propri figli, un bell’asilo nido ad attenderli costruito però con i soldi per realizzarlo a Sud.

E come se non bastasse, va a farsi benedire anche l’obiettivo europeo del 33% relativo ai servizi per la prima infanzia. Se si consulta il sito del ministero dell’istruzione, infatti, si può leggere che il 75% delle risorse è assegnato per coprire il gap di servizio esistente oggi. Soldi che andrebbero per la maggior parte al Sud essendo tutte le regioni meridionali comprese nelle 14 che attualmente sono sotto il 33%. Ma, chissà perché, il ministero, nella redazione del bando, dimentica il 33% e, con il “nobile intento” di porsi un obiettivo più ambizioso, alza la percentuale al 44% della Valle d’Aosta.

Risultato? Tutte le regioni sono al di sotto e quindi i soldi andranno divisi per 19 e non per 14 mentre i posti da assicurare salgono da 91 mila a 214 mila, permettendo così all’Emilia Romagna di salire dal 40,1% attuale verso il 43,9% e nel contempo privando di risorse chi è sotto il 33%. La Campania ad esempio (ultima con il suo 10,4% di copertura) avrebbe potuto ottenere 686 milioni, ma grazie alle visioni futuristiche del ministro Bianchi ne otterrà meno della metà, ovvero 328. L’intero Sud, invece, passa da 1.825 milioni a 1.327 milioni. E in un attimo la quota Sud, dove risiede l’89% dei bambini senza nido, è decurtata di 21 punti, dall’equo 76% ad appena il 55%.

Tuttavia possiamo dormire sonni tranquilli perché il nostro peggior nemico, Maga Carfagna, veglia sul Sud e sulla garanzia dei suoi diritti!

P.S.: In attesa delle dimissioni della ministra per le colonie del Sud, attendiamo fiduciosi la sua ennesima replica di circostanza pubblicata su tutte le colonne dei maggiori quotidiani di regime, a partire proprio da quelli meridionali.

P.S.2: Se ancora ci fosse bisogno di ribadirlo, è ora che i movimenti e partiti meridionali e meridionalisti si passino una mano per la coscienza e comprendano che solo uniti potranno mandare a casa questi ladri, ché se si spera nella politica e nei politici tradizionali non basteranno 1000 anni a cambiare le cose.

d.A.P.

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