Piano Nazionale per le Risorse ai Ricchi (PNRR)

Tragiche prospettive per il Sud. Breve promemoria per i traditori ascari e la società civile meridionale.

Il PNRR è stato approvato anche e soprattutto con la traditrice complicità dei parlamentari ascari meridionali (si salvano in pochi) i quali hanno preferito barattare il benessere dei propri elettori con il loro personale. Bene, ne terremo conto. Del resto, un simile esito era prevedibile così come è auspicabile che alle prossime politiche siano i cittadini meridionali a segnare un netto cambio di rotta che vendichi lo scempio dell’ingiustizia subita. 

Sappiano, infatti, che i parlamentari ascari, nel loro allineamento, sono membri del Partito Unico del Nord (PUN) la cui logica è di Bombriniana memoria: “I meridionali non dovranno mai più essere in grado di intraprendere”. Questa citazione del primo governatore della banca d’italia (volutamente scritto in minuscolo da qui in avanti e per tutti i prossimi articoli) svela non solo l’atteggiamento adottato, nella storia di ieri e di oggi, da tutti i governi italiani nei nostri confronti, ma soprattutto che precedentemente alla colonizzazione (non userò più il termine unificazione, mai usato unità) nella penisola era il Sud a fare impresa!

Il PNRR approvato da questo governo vampiro, assetato di sangue meridionale, non lascia scampo al Mezzogiorno. Al di là delle cifre roboanti della ministra contro il Sud e del suo staff, che comprende anche il megafono di tutti (e intendo nessuno escluso) i mass-media ossequiosi al padrone, le cifre sono da sussistenza.

Neanche la Cassa del Mezzogiorno ha contribuito al cambio di linea poiché, sebbene abbia fatto tanto per il Sud, di certo non ha arrestato l’ingordigia del nord le cui imprese hanno lavorato da noi in regime di monopolio, lasciando le briciole agli imprenditori locali.

Dunque il PNRR approvato da questo governo vampiro, assetato di sangue meridionale, non lascia scampo al Mezzogiorno. Al di là delle cifre roboanti della ministra contro il Sud e del suo staff, che comprende anche il megafono di tutti (e intendo nessuno escluso) i mass-media ossequiosi al padrone, le cifre sono da sussistenza. Avrete sicuramente sentito dire dalla macchina propagandistica di stato che in 10 anni al Sud arriveranno 212 miliardi. Vero. Ma quelli che arrivano subito, quelli straordinari stanziati per una pronta ripresa economica dei territori, quelli li fagocitano tutti ed immediatamente loro riempiendo la caldaia della locomotiva scassata e soprattutto le tasche dei “macchinisti”. Così non solo dovremo attendere 10 anni per una ripresa che a queste condizioni sarà impossibile, ma dovremo operare con soldi che sono già nostri di diritto e comunque senza 60 e passa miliardi di spesa pubblica meridionale munificamente elargita, di anno in anno come assistenza di stato, agli elettori del PUN.

Quando tra 10 anni il Sud sarà alla fame e l’italia alla canna del gas, sui libri di storia, e non solo, leggeremo della svolta epocale che questo governo tentò di dare alla nazione non riuscendoci per colpa dei fannulloni meridionali che campavano di reddito di cittadinanza.

Infatti se la tendenza non dovesse cambiare, e non cambierà, il Sud non avrà neanche il 20% al netto della interdipendenza economica. Basta sottrarre ai 212 miliardi che Mara Marella sbandiera ai quattro venti, i 54 miliardi dei fondi strutturali 21-27 (soldi già nostri), i 58 dei fondi sviluppo e coesione (soldi già nostri), gli 8,4 del React-EU (misura interna al RF ma che Mara Marella, sbagliando, considera esterna), i 9,4 per l’alt(r)a velocita Sa-RC (soldi già stanziati da risorse nazionali) e lo 0,9 del Just Transintion Fund (anche questi soldi già nostri). Totale 80 miliardi (o poco più) del Recovery Fund. Ora per l’interdipendenza economica in un battito di ciglia quei miliardi diventano 40, ai quali vanno sottratti 60 miliardi all’anno per 10 anni di spesa pubblica meridionale che va a nord. Risultato? Al Sud mancano 560 miliardi. Il tutto in piena linea Bombriniana.

Eppure, ne sono certo, quando tra 10 anni il Sud sarà alla fame e l’italia alla canna del gas, sui libri di storia, e non solo, leggeremo della svolta epocale che questo governo tentò di dare alla nazione non riuscendoci per colpa dei fannulloni meridionali che campavano di reddito di cittadinanza.

Chi dunque, a Mezzogiorno, avrà ancora la faccia di votare, alle prossime politiche, coloro che di fatto ci hanno rubato il diritto alla nostra e alla loro stessa esistenza? Tuttavia noi non ci fermeremo qui. La nostra battaglia continuerà in tutte le sedi, partendo da Roma, attraverso coloro che si sono chiamati fuori dallo scempio, e arrivando fino in Europa. Ma è giunto il momento che l’intera società civile meridionale faccia la sua parte per farsi rappresentare davvero.       

d.A.P.

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