Quella stupida abitudine, tutta italiana, di chiedere scusa.

Cabrini ha perso un’ottima occasione per tacere.

“Sarebbe ancora vivo se avesse giocato nella Juve e non nel Napoli”. Già, però Diego scelse Napoli e i non colorati non se ne sono mai fatti una ragione, in particolare l’avvocato e a quanto pare anche Antonio Cabrini.

Il campione che sceglie Napoli, sceglie il Sud, sceglie di vincere con quelli che dal resto della nazione sono chiamati i colerosi, per i quali non c’è rispetto superato il 43° parallelo, è un affronto. Perché in terra sabauda ci provarono a strapparlo alla sua città, a più riprese. Ma il Pibe rifiutò sempre: “Agnelli mi chiamava continuamente promettendo cifre pazzesche, gli risposi che non avrei mai potuto fare questo affronto ai napoletani perché io mi sentivo uno di loro”. Parole che un altro argentino recentemente non ha saputo dire…ma questa è un’altra storia.

Cos’è l’amore? Dell’amore, Cabrini non sa nulla. Cresciuto nell’ambiente “ovattato” e grigio (bianco e nero) di una città che resterebbe indifferente anche di fronte al Padre Eterno, l’ex difensore ha dato prova dell’uomo che è diventato. Un contagiato dall’amore (per il calcio), ma asintomatico … totalmente indifferente alle sue dinamiche, alle sue passioni, ai suoi errori, perché non è mai stato amato. Per ciò che lui ha dato alla sua squadra, non ha mai ricevuto nulla in cambio che non fosse un anonimo assegno.

L’amore quando si manifesta non è mai “malato”. Lo è quando è sterile e fine a sé stesso, quando cioè è univoco e non ricambiato: quello che ha conosciuto Cabrini. L’amore non ti uccide; il potere può farlo e usa la diffamazione come testa d’ariete. È lo stesso Diego nel film di Kusturica a spiegare come Matarrese non digerì l’eliminazione dell’Italia ai mondiali del ’90 “e fu allora che successe quel che successe. Accusarono di doping me e Caniggia [l’autore del pareggio argentino – ndr], ma poi nessun altro. Nel calcio italiano a parte Maradona e Caniggia, nessuno ha mai preso un’aspirina”. Una formale accusa.

Di cosa vuole dunque scusarsi il signor Cabrini? In fondo non è colpa sua l’esser cresciuto in un ambiente asettico, talmente asettico da fargli sembrare una malattia il sentimento più bello e autentico al mondo che, nel nostro caso, coincide con quello per la propria identità alla quale quel dio del calcio che scelse Napoli ha saputo dare voce, non solo sul campo, dopo secoli di soprusi. Piuttosto siamo noi a scusarci con Cabrini per non averglielo mai potuto far conoscere. E non per colpa nostra: non è mai venuto a Napoli.

Maradona avrebbe potuto accettare la Juventus e, Dio solo sa, aver vissuto qualche anno in più. Eppure ognuno vive il tempo che gli è dato da vivere, ma non tutti posso dire di averlo vissuto veramente. Diego può e Cabrini ha perso un’ottima occasione per tacere.

d.A.P.

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