Renzi per pochi, il Sud per tutti.

I capricci del mezzo sigaro toscano li pagheremo ancora una volta noi. A meno che…

La situazione è incerta, difficile, drammatica. Una cosa è certa: sappiamo chi ringraziare. L’innominabile mezzo sigaro toscano ha portato a termine il compito per il quale aveva contribuito alla nascita del Conte bis: farlo cadere sotto i colpi delle lobbies bancarie e confindustriali che rappresenta. Tesi complottistiche? Per bacco, anche se lo fossero sarebbero sempre ben più realistiche di quelle propinateci dalla carciofara, dal cazzaro e accoliti annessi.

Del resto basta tornare con la mente alle insulse richieste e alle banali motivazioni addotte da Matteo II da Rignano per comprendere che è tutta una questione di soldi, quelli del Recovery Fund. Parafrasando Sergio Leone verrebbe da dire “209 miliardi sono tanti, dobbiamo guadagnarceli!”

Elezioni anticipate, insomma … forse. Perché se così non fosse, al di là della intrinseca pericolosità dovuta alla pandemia, rischieremmo un governo (che sia Conte ter o meno) rivoltato come un calzino e che punta, ancor più del precedete, decisamente a nord

Solo che il “brutto” Renzi i 209 miliardi sta per farceli perdere e nella migliore delle ipotesi se li metterà in saccoccia il “cattivo” Salvini (suo segreto alleato) ai danni del “buono” (ma fino a un certo punto) Conte in una inedita riedizione del triello più famoso della storia cinematografica.

Elezioni anticipate, insomma … forse. Perché se così non fosse, al di là della intrinseca pericolosità dovuta alla pandemia, rischieremmo un governo (che sia Conte ter o meno) rivoltato come un calzino e che punta, ancor più del precedente, decisamente a nord, con esponenti del nord, che faranno solo gli interessi del nord. E così a pagare per i pochi saranno ancora i molti … quelli a Sud. Una storia trita e ritrita che di certo non vorremmo rivedere, anche alla luce del fatto che se sono riusciti nell’impresa di mandare a casa il governo più meridionale (non meridionalista) di sempre, non oso immaginare cosa accadrebbe al Mezzogiorno con un governo più settentrionale (e settentrionalista) di sempre.

A meno che, in uno scenario simile, il Sud (tutto) non si svegli dal torpore e dall’inganno. A meno che chi non si è già svegliato lotti per destare chi è sopito.

Di certo il cazzaro direbbe che il ponte sullo stretto non vuole più farlo e il facente finzione Spirlì lo seguirebbe a ruota, rimangiandosi tutto quanto sproloquiato fino ad oggi. Di certo il Recovery Fund sarebbe ripartito come il piano Marshall e forse anche peggio. Di certo le sorti del Mezzogiorno, dei suoi giovani, dei suoi bambini, dei suoi anziani, delle sue donne, delle sue imprese, dei suoi porti e aeroporti (e chi più ne ha più ne metta) sarebbero segnate. A meno che…

A meno che, in uno scenario simile, il Sud (tutto) non si svegli dal torpore e dall’inganno. A meno che chi non si è già svegliato lotti per destare chi è sopito. A meno che dalle urne non esca, a Sud, un risultato clamoroso, inaspettato e rivoluzionario che ribalti i giochi.

Utopia? Chi può dirlo…la chiamerei più, parafrasando il Bonomiano pensiero, una “visione” che spero e voglio che sia realistica, meglio, reale!

Cari amici, se dovesse giungere il tempo delle elezioni, avremo la possibilità di determinare il nostro destino. Se non lo faremo finiremo a lottare nelle strade con i forconi per una rivoluzione che si renderà necessaria perché ci avranno rubato tutto.

d.A.P.

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