Se il Sud alza la voce, il Pun abbassa la cresta.

La ministra Carfagna scrive al CorSera contro i mal di pancia nordici.

“Oltre il tunnel della pandemia, non sarà sufficiente la ripresa di un pezzo di Paese per recuperare un calo del Pil vicino al dieci per cento. Non basterà far correre le locomotive del Nord Est e del Nord Ovest. Sarà indispensabile che inizi a camminare rapido anche il Sud, ed è anche per questo che l’Europa ci ha offerto la quota di finanziamenti più alta del Continente nell’ambito del NGEU”.

Sono parole della ministra per il Sud Carfagna al Corriere della Sera del 3 aprile. Di fronte ai mal di pancia nordici (in particolare veneti e piemontesi) relativamente al bando che porterà 2.800 specialisti nelle amministrazioni del Mezzogiorno, la ministra ha preso carta e penna e ha scritto al quotidiano milanese. E si resta stupiti di fronte a cotanta enfasi nel prendere le parti del Sud. Solo pochi giorni fa, di fronte all’ennesimo scippo nordico sugli asili, la reazione della ministra si era limitata alla semplice quanto inutile istituzione di una cabina di regia con i ministri Bianchi, Bonetti e Lamorgese. Oggi si erge a paladina (?) della sua terra. Cos’è cambiato? Semplice: l’atteggiamento del Sud. La sua consapevolezza di non essere dammeno di nessuno e principalmente del nord; la rinascita di una coscienza popolare e civile che ha portato alla rivolta dei sindaci del Recovery Sud e alle vibranti proteste del fronte finalmente unito dei presidenti delle regioni meridionali.  

Il Sud ha finalmente capito che unito vince e lo fa mettendo in scacco gli stessi rappresentanti del PUN (Partito Unico del Nord) a governo che, di fronte ai numeri in gioco, non possono più eludere e schernire quello che è il preludio ad una sommossa della società civile meridionale per liberarsi dalla tirannia nordica.

Di fronte a tutto ciò, frutto anche e soprattutto del grande lavoro portato avanti dal Movimento 24 Agosto Equità Territoriale, la Carfagna ha dovuto, giocoforza, prendere carta e penna e scrivere. E ha scritto ciò che da sempre diciamo: che senza il Sud l’Italia verrà sbranata dal suo stesso debito pubblico e dalle superpotenze europee; con il Sud e il Nord messi sullo stesso piano di competizione, l’Italia non avrà nulla da invidiare al resto d’Europa.

E sia chiaro una volta per tutte, cara ministra, che non è il Sud a dover fare un uso patriottico del Recovery Fund, bensì il nord arraffone che di patriottico ha ben poco considerando i continui tentativi di derubarci di risorse nostre (non ultimi gli asili).

La musica è cambiata. Il sud è vigile. I suoi rappresentanti, la sua società civile sono indignati e pronti a farsi valere. E noi siamo con loro.        

d.A.P.

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