Smantelliamo il muro che separa la Carfagna dalla realtà.

La perequazione non è solo infrastrutture, ma abbraccia a 360 gradi tutta una serie di aspetti economico-sociali. Prima di cantare vittoria, dunque, dovrà ancora scorrere tanta acqua sotto i ponti.

C’eravamo beati della lunga assenza di interviste e dichiarazioni della ministra per (?) il Sud e la coesione territoriale. Un lungo periodo di pace per inostri fegati, ma era solo il preludio all’ennesima tempesta epatica. Ieri, sulle colonne de Il Mattino, infatti, la ministra sosteneva di aver posto fine a 12 anni di ritardo nella piena attuazione della legge 42/09. Per intenderci quella sulla perequazione i cui dati il ministro Giorgetti (adesso al Governo con la Carfagna) fece segretare: “Facciamo una seduta segreta come in Commissione antimafia”. Queste furono le parole esatte dell’attuale titolare del MISE nel 2015, a sei anni dalla legge Calderoli.

E altri 6 abbiamo dovuto attenderne per iniziare a vedere uno spiraglio sulla perequazione infrastrutturale, che tuttavia, checché ne dica la ministra, è solo una piccola parte del totale. E in questi 12 anni la Carfagna dov’è stata? Ma buon Dio, in Parlamento e dove sennò? A fare cosa? A fissare quello che lei chiama il muro invisibile, mentre prendeva sempre più forma attraverso l’opera iniqua dei governi dei quali lei stessa faceva parte.

Perché se c’è una certezza nella carriera politica della ministra è quella della sua totale invisibilità – ben visibile! –  nella battaglia in favore dei diritti di cittadini meridionali, a tutti i livelli. Ora vuole smantellare il muro e vuol farlo senza pestare i piedi ai suoi colleghi del nord. Brava lei, qualora dovesse riuscirci, ma i dubbi sulla sua “tattica” sono tutt’altro che invisibili.

Innanzitutto perché la perequazione non è solo infrastrutture, ma abbraccia a 360 gradi tutta una serie di aspetti economico-sociali. Prima di cantare vittoria, dunque, dovrà ancora scorrere tanta acqua sotto i ponti. Tuttavia, rimanendo sul pezzo, se un piccolissimo passo è stato fatto non si tratta certo di rivoluzione, ma di un percorso lunghissimo. La ministra si fregia di aver riformulato il testo del precedente decreto Governance in maniera tale da rendere più semplice la messa a terra, successivamente alla ormai famigerata ricognizione degli squilibri, delle risorse previste dal Fondo di 4,66 miliardi istituto nel 2019. Ma ancora oggi la ricognizione resta un’incognita nei modi e nei tempi.  

Ci sarà, dice la ministra, e dovrà verificare se esistono o meno analoghi livelli di infrastrutturazione e dei servizi connessi tra Nord e Sud riguardanti non solo le infrastrutture (strade, ferrovie, porti, aeroporti) ma anche risorse idriche e infrastrutture scolastiche, sanitarie e sociali. Repetita iuvant, signora ministra: i tempi? Non è dato sapere. È certo però, nelle intenzioni della Carfagna, che una volta verificati tali livelli, con apposito Dpcm saranno stabiliti i criteri di priorità sulle azioni da perseguire per il recupero del divario infrastrutturale e s’assegneranno ai ministri competenti le quote di finanziamento in base ai piani che essi stessi redigeranno, indicando gli interventi, i relativi finanziamenti, i soggetti attuatori, il cronoprogramma. Una novità – dice la ministra – che nella precedente formulazione della norma non esisteva. Ricapitolando; prima la ricognizione, poi confronto Nord/Sud (come se ci fosse ancora bisogno di farlo), poi assegnazione delle risorse (in base ai risultati del confronto) e poi soggetti attuatori. Alla faccia della novità per non dire della semplificazione!

E tutto questo senza stabilire i Lep infrastrutturali che, per stessa ammissione della ministra, sono vaghi e astratti. Eppure così non è. Di quale ricognizione necessiterebbe la statale 106 per definirla uno scempio? E quale altra ricognizione bisognerebbe fare sulla SA-RC, eterna incompiuta? Per entrambe basterebbe prendere ad esempio una pedemontana qualsiasi o una Bre-Be-Mi qualsiasi per capire quali sono gli standard da seguire per definirne i Lep. Livelli essenziali che al solito sono immediatamente chiari a nord e dannatamente complicati a Sud! Chissà perché!

Intanto, a proposito di Lep chiari, attendiamo al varco la signora ministra per la definizione di quelli che riguardano gli asili nido e gli assistenti sociali (33% i primi e uno ogni 5mila abitanti i secondi) i cui fondi sono già stati oggetto di saccheggio con i primi bandi governativi attraverso variabili di favore per i soliti noti. La ministra “conta” (e noi vigileremo sui suoi conti) di inserirli nella prossima legge di Bilancio. Non è mai troppo tardi cara Carfagna, ma intanto i primi soldi, indebitamente, hanno preso la solita strada! Questa non è garanzia di equità!

Così come non lo è richiedere di entrare a far parte della cabina di regia a cose fatte: queste si chiamano concessioni! E lei ha concesso che il Sud venisse prima, e nuovamente, derubato, per poi salvare la faccia con la storia della cabina di regia! Storture, o meglio fregature, inaccettabili, certo, ma che lei nulla ha fatto per evitare a priori.

Insomma la ministra può garantire di non fare la bella statuina, esclusivamente in forza del fatto che ha già svolto appieno questo ruolo; vuole evitare i vecchi trucchi dopo che gliel’hanno fatta sotto al naso e con l’opinione pubblica meridionalista che un giorno sì e l’altro pure denunciava queste pessime prassi ben prima che venissero messe in pratica. La ministra ci definì ragionieri!

Ed infine la ciliegina sulla torta: i sindaci dei Comuni medi e piccoli del Sud potranno rivolgersi ai privati per progettare interventi sui loro territori, con risorse garantite ad hoc dal governo. Ovvero ciò che predicavamo da tempo immemore (e cioè lasciare definire ai territori le proprie necessità ed intervenire a livello centrale qualora le risorse fossero insufficienti) ha dovuto prima passare per l’inutile cooperazione del duo BruFagna (BRUnetta-carFAGNA) che s’è inventato il concorsone per i superprofessionisti nella PA, per poi porvi rimedio secondo ragionevolezza. Una criticità, quella dei requisiti dei partecipanti al concorso, anch’essa già denunciata a priori ed ammessa solo postuma dalla ministra, ma che ha avuto la grave colpa di tenere tanti giovani neolaureati fuori dalla possibilità di trovare un impiego. Complimenti alla ministra!

d.A.P.

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