Tanto fumo, per il Sud, molto arrosto, per il nord.

L’intervista concessa a La Repubblica svela le reali intenzioni del governo sul riparto del Recovery Fund.

Una cosa che da molto tempo abbiamo capito, a nostre spese, è che quando esponenti del governo rispondono vagamente a domande su argomenti che interessano il Sud, allora ci stanno fottendo. È una certezza!

Neanche Conte si è sottratto alle consolidate best practises governative nell’intervista concessa a La Repubblica avant’ieri.

Oggi il presidente del consiglio si incontrerà con i ministri per approvare il budget del Recovery Fund (RF). 60 progetti in 17 clusters che esprimeranno una chiara visione del paese. Quale non è dato sapere. Conte sostiene di condividere “anche” le raccomandazioni UE nel superare le carenze strutturali italiane per marciare in prima fascia. Ed è quell’ “anche” che preoccupa non poco. Perché significa che le priorità saranno altre e non a Sud. Innanzitutto quelle di Confindustria che predica da mesi “pochi progetti” a sostegno della locomotiva ferma da vent’anni, la stessa linea che Gualtieri ha fatto sua e che traspare dalle dichiarazioni del presidente. Inoltre il fatto che Provenzano non compaia nella cabina di regia voluta dalla UE, la dice lunga su quanto Confindustria abbia pesato nelle scelte strategiche del governo. Resta poi l’incognita dei 6 manager tra i quali, si accettano scommesse, sicuramente non ci saranno nomi a garanzia del Mezzogiorno.

Ma che progetti saranno quei 60 del RF? La risposta è da brividi: “Alcuni saranno centralizzati, altri avranno una dimensione capillare sul territorio, come ad esempio quello volto a migliorare l’offerta di asili nido”. A leggerla così uno pensa che finalmente avremo più asili nido a Sud per raggiungere quella famosa copertura del 33%. Invece no. “C’è un progetto per 2 miliardi al fine di potenziare le strutture offrendo servizi per 750 mila bambini” che tradotto significa che i soldi potenzieranno le strutture esistenti sul territorio, in prevalenza a Nord, ma non ne verranno create di nuove dove c’è carenza, cioè a Sud.  

Analogo il discorso per i porti. “Per rendere l’Italia più connessa al sistema dei trasporti europeo, sono previsti interventi per la logistica, la movimentazione merci e l’elettrificazione dei principali porti, a partire da Genova e Trieste”. La chiave di lettura sta tutta in quel “a partire” nel senso che si partirà da Genova e Trieste e il resto si vedrà, possibilmente.

Se queste sono le premesse, che oggi dovrebbero tramutarsi in certezze, l’unica strada da percorrere per il Mezzogiorno è quella di richiedere alla Von Der Leyen il blocco delle risorse italiane del Recovery Fund, finché il governo non dirà chiaramente dove intende investirle e soprattutto secondo quali criteri: quelli di Confindustria o quelli dell’Unione Europea.

d.A.P.

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