Un, due e tre: delitto perfetto!

Se tre indizi fanno una prova, allora è tutto chiaro!

Dopo l’addio di Sarri al Napoli (il comandante Maurizio non si è dimostrato diverso dagli altri passando, un anno dopo, al nemico) mi ero ripromesso di non scrivere più di calcio, certo com’ero di non rivedere più il Napoli giocare come lui lo faceva giocare. Ma dopo la vergogna andata in scena ieri sera, non riesco a trattenermi dal gridare allo scandalo, al complotto, all’imbroglio e aggiungete voi tutto il possibile. E non mi riferisco esclusivamente alla partita del Napoli, ma anche a quella della Juventus. C’è un disegno in tutto, nella storia, nella politica negli affari, nella finanza, perfino nella religione. Ma nello sport no, non dovrebbe esserci. Nello sport le regole dovrebbero essere uguali per tutti e, rispettando le regole, il più forte, il migliore, dovrebbe vincere.

Agatha Christie diceva: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

Nell’Italia del pallone non è così! Non è così in particolare quando sul campo scendono due squadre, Napoli e Juventus, e i rispettivi arbitri designati.

Tutti abbiamo visto le scempio consumatosi ieri al San Paolo e poi quello allo Stadium. Tre episodi da rigore negati al Napoli senza neanche chiamare in causa la Var, tre episodi a favore della Juventus per indirizzare la partita dalla parte bianconera.

Agatha Christie diceva: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

E la prova c’è, sebbene gli addetti ai lavori si voltino dall’altra parte: il Napoli deve essere fermato! Come? Limitandosi al solo incontro di ieri, la modalità si comprende lapalissianamente. Piede di un difensore atalantino sulla testa di Callejon in piena area di rigore: niente rigore, niente Var. Placcaggio in area su Llorente: niente rigore, niente Var. Mani in area di un difensore atalantino che toglie la palla dalla testa di Lorente: niente rigore niente Var. Napoli-Atalante 2 a 2. Sul campo di Torino invece Dybala viene sfiorato da un giocatore del Genoa che prende il secondo giallo, inesistente, e va fuori; Rugani atterra un giocatore del Genoa lanciato a rete…sarebbe fallo da ultimo uomo e rosso, ma l’arbitro estrae il giallo; al 95° Ronaldo si reinventa attore (avrà un futuro e forse un oscar) e frana in area: rigore per la Juventus. Juventus-Genoa 2 a 1. Signori questo è il calcio italiano: se lo volete guardare, abituatevi all’idea! Da parte mia, dopo ieri sera, non guarderò più le partite. E sorvolerò volutamente, in questa sede, sui commenti televisivi di ieri sera che, ovviamente schierati, minimizzavano l’accaduto.

Abbia quindi coraggio caro Presidente nell’intraprendere un’azione eclatante contro questo sistema, perchè adesso più che mai è il momento di alzare la voce, di adottare una protesta radicale, drastica, che faccia comprendere all’Italia intera che il Napoli e Napoli non ci stanno ad essere trattati in questo modo.

Mi permetta, tuttavia, il presidente De Laurentis di dargli un consiglio: a Roma non presenti la squadra in segno di protesta contro questo calcio, contro la federazione che permette impunemente l’accadere di questi fatti (non episodi) senza minimamente intervenire. Di più, ritiri la squadra dal campionato “italiano”(?) iscrivendola altrove: da qualsiasi altra parte saremmo trattati alla stessa stregua delle altre squadre partecipanti! E si impegni, il presidente, a creare con tutti gli altri suoi colleghi che vorranno, e ce ne sono, una federazione alternativa, magari dell’Italia del Sud, che sia imparziale e competente. Richieda, il presidente De Laurentis, la radiazione di Giacomelli o perlomeno la sua interdizione per un paio d’anni, così come accade quando gli arbitri non favoriscono la Juventus! Si faccia, infine, sentire più spesso a fine gara, intervenendo sulle televisioni di regime per esprimere sempre e comunque le impressioni e i giudizi sugli arbitri delle partire del Napoli. Il campionato oramai è compromesso, e i soldi spesi nella campagna acquisti, pure.

Abbia quindi coraggio caro Presidente nell’intraprendere un’azione eclatante contro questo sistema, perchè adesso più che mai è il momento di alzare la voce, di adottare una protesta radicale, drastica, che faccia comprendere all’Italia intera che il Napoli e Napoli non ci stanno ad essere trattati in questo modo. Non vogliamo favori, non li abbiamo mai avuti e mai li abbiamo chiesti. Chiediamo di essere rispettati per il gioco che esprimiamo e se dobbiamo perdere o pareggiare o vincere, vogliamo che sia il campo a deciderlo e non il Giacomelli di turno.

Un pensiero, infine, va a Tonelli: il pallone dovevi tirarglielo in faccia!

d.A.P.     

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