Vietato sbagliare!

Oggi parte il Conte-2, un governo che non ha margine di errore se vuole evitare al paese intero il ritorno della marea verde nordista.

L’ex ministro degli interni e dj Matteo Salvini, ieri ha definito la formazione della nuova squadra di governo come il primo gol segnato dal PD, ma su rigore inesistente. Se la vede così, peggio per lui. La realtà dice che il gol segnato è in realtà un autogol intenzionale dello stesso leader padano che ancora al 5 settembre non si assume le responsabilità di una crisi da lui prima voluta, poi posta in essere e, infine, mestamente fallita.

Su una cosa ha però ragione Salvini: la partita non è finita. Anzi è appena cominciata. Ecco perché questo governo non ha margine d’errore. Conte e i suoi ministri non possono sbagliare e a fine mandato, Renzi permettendo, dovranno consegnare agli italiani un paese almeno sula via della ripresa se non del tutto guarito dai suoi mali.

Con 11 ministri su 21, escluso il premier, provenienti dalle terre di Mezzogiorno, questo governo dovrà necessariamente prendere in considerazione e cominciare a risolvere la questione meridionale.

Ma quali sono i mali italiani? Ad elencarli si cadrebbe negli stereotipi…i soliti. Tuttavia si può certamente affermare che i dati economici, interni ed esterni, siano il fattore più preoccupante nonché la questione più urgente da risolvere. E la soluzione, lo ribadisco, si chiama Sud. Con 11 ministri su 21, escluso il premier, provenienti dalle terre di Mezzogiorno, questo governo dovrà necessariamente prendere in considerazione e cominciare a risolvere la questione meridionale. Soprattutto perché sembra che ce ne sia una settentrionale, che si chiama autonomia differenziata, alla quale i governatori nordici non vogliono proprio rinunciare e che lo stesso Di Maio ha messo in agenda per non perdere il già esiguo elettorato settentrionale. Analogamente anche il PD non ha alcuna intenzione di ritrovarsi con una Emilia Romagna a trazione leghista, ragion per cui tutto lascia intendere che la secessione dei ricchi è ben al di là dall’essere stata messa in soffitta!

Diciamo la verità: questi, storicamente, sono sempre stati bravi a rigirare la frittata fin da quando vennero a “liberarci” dall’atavica arretratezza borbonica!

Fa specie ascoltare, dagli esponenti dell’intellighenzia nordista, le affermazioni di un Sud irriconoscente che vuol creare contrapposizione con il Nord che tanto bene gli ha fatto. Diciamo la verità: questi, storicamente, sono sempre stati bravi a rigirare la frittata fin da quando vennero a “liberarci” dall’atavica arretratezza borbonica! Ed ora dopo oltre un secolo di contrapposizioni e conflitti da loro creati, guidati ed inoculati subdolamente nelle coscienze sia meridionali (inferiori e assistiti) che settentrionali (lavoratori e dispensatori di benessere) ci tacciano di voler iniziare una crociata anti-nord! Eppure i dati CPT sfornano un misero 0.15% del PIL come risultato degli investimenti finalizzati allo sviluppo del Mezzogiorno tra 2011 e 2015. Un dato che è sempre stato in drammatico calo a partire dagli anni ’80. Non è forse questo assistenzialismo al nord?

Quale risultato hanno ottenuto per il Sud gli ultimi governi perpetrando questa politica di estrazione e alienazione di risorse se non quello di farlo sprofondare a 10.4 punti sotto i livelli pre-crisi e cioè in assoluta povertà ed indigenza?

Chi ha assistito chi, vien da chiedersi, al fine di rendere costante il tenore di vita, la qualità dei servizi e i finanziamenti all’industria, e quindi al lavoro, in una sola area del paese? E con quali risultati se ancora oggi il drenaggio di risorse a favore del nord lo colloca sotto i livelli pre-crisi di 2.4 punti? E quale risultato hanno ottenuto per il Sud gli ultimi governi perpetrando questa politica di estrazione e alienazione di risorse se non quello di farlo sprofondare a 10.4 punti sotto i livelli pre-crisi e cioè in assoluta povertà ed indigenza? Il regionalismo leghista di questi anni, incentrato sul trucco della spesa storica, ha finito per creare la contrapposizione di cui sopra, plasmando la nuova figura di un nord che ha compensato, con i soldi assistenzialisti del Sud, il mantenimento dei suoi costi che inevitabilmente, in tempo di crisi, sarebbero stati impossibili da sostenere. Ne è conseguita la deriva del Mezzogiorno che comunque ha trascinato con sé il Settentrione.

Questo rende l’idea di quanto piccolo e marginale sia lo sguardo sulla realtà dei fatti di chi va blaterando sugli effetti benefici di siffatta operazione, mentre guarda esclusivamente al proprio orticello

Ed è su questa idea distorta di contrapposizione che vede la luce l’ultima versione di regionalismo differenziato lombardo-veneto-emiliano-romagnolo che esaspera, portandolo al limite, il concetto di primo e secondo motore dell’Italia. E che se davvero iniziasse sulla base dei criteri della Stefani (cioè di Zaia e di Fontana), porterebbe il primo motore ad una lenta sopravvivenza, spegnendo definitivamente il secondo. Questo rende l’idea di quanto piccolo e marginale sia lo sguardo sulla realtà dei fatti di chi va blaterando sugli effetti benefici di siffatta operazione, mentre guarda esclusivamente al proprio orticello: e che gli altri si arrangino!

Diventano garanzie di equità le figure di Boccia, Provenzano e Speranza i quali, insediati in ministeri chiave (affari regionali, mezzogiorno e sanità), possono iniziare un processo di correzione e riequilibrio della spesa pubblica

Occorre pertanto, e innanzitutto, che la Commissione Finanze della Camera porti a compimento il processo verità, iniziato da Carla Ruocco, sulla autonomia differenziata smascherando le sue “normali” diseguaglianze sulla ripartizione territoriale della spesa pubblica e predisponendone poi un’equa distribuzione in base ai servizi offerti e alle necessità urgenti, uscendo dalla concezione estrattiva, e “provvisoria” da vent’anni, a vantaggio esclusivo della parte ricca del paese. Del resto non lo si dice, ma esistono ragionevoli possibilità che dietro la crisi da mojito, ci sia stato proprio lo zampino dei ricchi Zaia e Fontana che ora si ritrovano con le mosche in mano.

Ragion per cui diventano garanzie di equità le figure di Boccia, Provenzano e Speranza i quali, insediati in ministeri chiave (affari regionali, mezzogiorno e sanità), possono iniziare un processo di correzione e riequilibrio della spesa pubblica e dare vita ad un cammino virtuoso che vada in direzione opposta e contraria a quello lombardo-veneto.

Nessuno al Sud ha creato contrapposizione e nessuno l’ha mai voluta: eppure c’è stata ed ha permesso che il Mezzogiorno diventasse una questione da risolvere attraverso interventi straordinari! Ancora in questi giorni, dalla bocca del capo politico 5 stelle Di Maio, abbiamo ascoltato le parole “interventi straordinari” per il Sud!

E’ ora di comprendere che solo una redistribuzione delle risorse, tali da permettere una stretta collaborazione ed interazione tra le potenzialità delle due italie, comporterà il consolidamento del primo motore ed il potenziamento del secondo a tutto vantaggio dell’intero sistema italiano.

È ora di dire basta! Il Sud ha bisogno dell’ordinario e quindi ha bisogno di essere trattato alla stessa stregua del nord! È ora di cominciare a ragionare uniti, abbandonando la stortura della spesa storica; è ora di comprendere che solo una redistribuzione delle risorse, tali da permettere una stretta collaborazione ed interazione tra le potenzialità delle due italie, comporterà il consolidamento del primo motore ed il potenziamento del secondo a tutto vantaggio dell’intero sistema italiano. Questa la strada maestra da seguire senza deviazioni. Ci aspettano, altrimenti, lunghe stagioni al Papeete!

d. A.P.

Condividi questo articolo
  •  
  •   
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

9 − quattro =