Approvata in senato la legge truffa sull’autonomia differenziata che uccide il Sud. I mandanti dell’omicidio sono in parlamento.

Di Paolo Nino Catileri

Novanta miliardi di euro. Tanto costano i Lep. Cifra certificata da Svimez e confermata da Bankitalia, Ufficio Parlamentare di Bilancio e Conti Pubblici Territoriali. Non vi basta? Allora sappiate che anche Confindustria è contraria al disegno di legge truffa targato Lega e Calderoli. Il perché è facile da ricavare: legislazioni differenti e aumento dei costi. E sebbene sia emblematica la presa di posizione di Confindustria, essa riguarda un aspetto marginale della faccenda che è il minore dei mali.

Perché il dato di fatto è che, quando il ddl sarà passato alla Camera (dubbi non ce ne sono), il Sud sarà spacciato. Nel disegno di legge non si finanzia un solo centesimo per i Lep, anzi il mago truffaldino Calderoli pretende che il tutto debba verificarsi in “invarianza finanziaria”. Chi è in malafede va predicando che in questo modo il Sud verrà “parificato al Nord” a costo zero (magica utopia finanziaria), ma se si fanno i conti della serva si scopre che fino a ieri i conti pubblici territoriali certificavano una sottrazione di 60 miliardi l’anno (per ben 20 anni) ai danni del Sud in favore del Nord; soldi in più dei quali il Nord gode grazie alla spesa storica introdotta con il federalismo fiscale che in trent’anni ha sottratto al Sud risorse per i servizi essenziali (istruzione, edilizia scolastica, sanità, mobilità, infrastrutture etc.).

La penisola geograficamente denominata Italia, dunque, vive a due velocità grazie a quella prima legge che, sebbene introducesse i Lep, allo stesso tempo garantiva (garantisce e ora garantirà a vita) un surplus finanziario al Nord ai danni del Sud che di fatto ne impediva la determinazione, nonché il finanziamento. Ecco perché in trent’anni i Lep sono stati lettera morta. Dunque, sempre calcolatrice alla mano, l’invarianza finanziaria prevista nella legge truffa, se davvero volesse “parificare”, dovrebbe assegnare 60 miliardi l’anno al Sud (soldi nostri, eh) e aggiungerne altri 30 per il resto del paese; e per quanto onorevole possa essere la proposta, vi garantisco che nessun onorevole dalla sua poltrona se ne farà portavoce. Pena il culo nell’acqua.

E allora? E allora il ddl Calderoli altro non è che la definizione per legge di un differente (da qui l’aggettivo differenziata) trattamento da parte dello stato relativamente ai servizi che deve garantire ai cittadini a seconda del fatto che essi risiedano a Nord o a Sud. Questa l’unica conclusione possibile dell’intera vicenda; perché a meno che Cassese ed i parlamentari meridionali che si sono macchiati di questo tradimento non aprano i loro conti correnti e ogni anno facciano un bonifico di 90 mld alle casse dello stato, i Lep saranno morti e sepolti. Il ddl, infatti, prevede che fino a quando essi non saranno definiti ci si continuerà a basare sulla spesa storica con l’aggravante che il bottino di sessanta miliardi l’anno maltolto al Sud non ritornerà, seppure in parte come accade adesso, nel fondo perequativo, ma per il 90% resterà nelle tasche di lor signori grazie all’inesistente concetto di residuo fiscale: un altro trucco ben congeniato e finalizzato alla gestione diretta delle materie concorrenti che le ricche regioni nordiche richiederanno allo stato.

Chi volete, dunque, che si preoccupi più dei Lep?  Una truffa bella e buona, insomma, mascherata da decreto-legge, che trasforma uno stadio provvisorio in condizione di “normalità”: potranno dunque coesistere sul territorio diversi trattamenti per i cittadini senza che le istituzioni garanti dell’art. 3 della Costituzione abbiano nulla da obiettare.

Concludo con due provocazioni: la prima è abrogare l’articolo 3 della Costituzione; non avrebbe più senso una volta approvata la legge truffa. La seconda è quella di pretendere, a questo punto, che le tasse delle imprese nordiche che sono al sud, restino a Sud e non rimpinguino ulteriormente le casse e il pil del nord.

Infine, se per caso vi steste chiedendo i nomi chi chi ha votato la morte del Sud, vi rimetto qui il link con l’elenco dei traditori. Troverete anche senatori nordici, eletti a sud (bravi noi!!!) e inseriti nelle liste elettorali proprio in previsione di tutto ciò. Certamente non ci si attendeva, da parte loro, un comportamento diverso; tuttavia, era lecito aspettarsi che i senatori meridionali eletti a nord e che avessero avuto un briciolo di coscienza, potessero opporsi. E questo la dice lunga circa le coscienze politiche che ci governano.   

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