Il Tesoro di San Gennaro in gestione ai Fiorentini che insultano il Santo.

Nel 2019 e lo scorso agosto la Fiesole del Franchi ha offeso a più riprese il Santo Patrono. Ora Firenze si prende il Tesoro con l’assenso della Deputazione.

Di Paolo Nino Catileri

Non lo sapranno in molti; sicuramente non lo sanno i non napoletani. Nel febbraio del 2019 e nella terza giornata di questo campionato di calcio la curva Fiesole dello stadio Franchi della “civilissima” Firenze ha apostrofato “pezzo di merda” San Gennaro. Sì, avete letto bene e ovviamente non lo avrete letto sui giornali o sentito nelle televisioni. Avrete però certamente saputo dagli stessi organi di informazione che la direzione del Tesoro del Santo patrono di Napoli sta per passare nelle mani di una società fiorentina: la D’Uva che già gestisce Pompei, Ercolano e che già da tre anni organizza le visite al Museo di San Gennaro.

A decidere questo scempio è stata proprio la Deputazione, l’organismo laico – un mix di nobiltà e popolo – che da oltre mezzo millennio promuove il culto di San Gennaro e ne custodisce le reliquie. E se la matematica non è un’opinione certamente esso finora ha svolto più che egregiamente il suo lavoro. Negli ultimi anni, infatti, il Museo del Tesoro di San Gennaro ha compiuto grandi passi in avanti, sia a livello di marketing sia a livello qualitativo al di là del “merito” della D’Uva che ne gestiva “solo” gli incassi (hai detto niente!!!) e ne realizzava le audioguide. Le file di turisti in arrivo da ogni parte del pianeta si sono moltiplicate, in via Duomo. E la cultura della via della Cattedrale – sfruttando anche la vicinanza del Madre, del Museo Diocesano e di Pio Monte della Misericordia – l’ha cambiata in meglio. Ecco perché non si spiega la scelta della Deputazione che già affidando, tre anni fa, gli incassi e le audio guide ad una società non napoletana ha certamente mancato nel rappresentare la volontà del Popolo Napoletano ed ora svende al miglior offerente non la gestione (che già era appannaggio dei fiorentini) bensì la direzione del Tesoro. Fatto che potrebbe risultare in una drastica riduzione del potere decisionale della Deputazione.

I nobili rappresentanti parlano di miglioramento, in realtà si sta alienando il patrimonio del Popolo per favorire interessi economici che non sono dei napoletani. La Deputazione ha informato il Popolo Napoletano? Ma soprattutto il Santo sa che le sue reliquie, il suo Museo ed il suo tesoro verranno gestiti da chi lo ha apostrofato pezzo di merda? Per quanto ancora Napoli dovrà essere saccheggiata dei suoi beni (Ercolano, Pompei, Palazzo Reale, Il Banco di Napoli, La Certosa di San Martino e ora San Gennaro)? E il sindaco Manfredi, presidente della Deputazione cosa ne pensa? E il Cardinale? Perché la Deputazione non ha pensato ad una società napoletana o a costituirne una ex novo attraverso i suoi membri e coinvolgendo l’assessorato comunale alla cultura? Intorno a questa faccenda ci sono tante ombre e nessuno spiraglio di luce. Ombre che vogliono ancora una volta perorare interessi poco chiari sulla pelle dei Napoletani.

Una storia vecchia quella di voler mettere le mani sul tesoro. Ci provarono nel 2016 Renzi ed Alfano che volevano modificare la composizione della Deputazione inserendo al suo interno cinque membri indicati dalla Chiesa di Roma. Fu rivolta davanti al Duomo con lo sventolio delle bandiere borboniche; una rivolta che si spera abbia luogo anche adesso che la Deputazione stessa sta alienando l’ultimo bene inestimabile che resta a Napoli e ai napoletani: San Gennaro.

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