Quella tra Cancellato e me, è una diatriba a distanza che potrebbe portare il lettore alla noia; ne sono consapevole. Così come so che magari Cancellato non lo fa apposta e neanche legge i miei articoli perché non a conoscenza dell’esistenza del mio blog. Del resto per un giovanotto del 1980 nato a Lodi non è certamente pane quotidiano discettare sulla storia e sull’attualità del Sud. Eppure il 20 settembre sulle pagine del suo giornale on line il direttore si è cimentato in un’analisi dei problemi del mio Sud e dei suoi giovani costretti ad emigrare. I dati sono dati e non si contestano. Noi che non viviamo a Lodi conosciamo bene la nostra realtà, abbiamo imparato a viverla e a conviverci. Anche perché altro non possiamo fare; e non per vittimismo o per fatalismo o perché siamo semplicemente meridionali. Cancellato tenta di ribaltare la situazione individuando nell’emorragia dei giovani la causa dei mali del Sud. Provi, Cancellato, a domandare a qualche napoletano, lucano, calabrese, pugliese, molisano, abruzzese, siciliano lì dalle sue parti se la sua aspirazione massima era quella di andare via da casa. La risposta sarà scontata. Nessuno vuole abbandonare la terra dove è nato se gli permettono di viverci. E il punto della questione è questo.

Il direttore del LINKIESTA afferma che “Senza una scuola all’altezza – gli studenti meridionali sono da anni in fondo alle classifiche dei test Pisa e Invalsi -, senza un tessuto economico in grado di assorbirli, senza una rete di protezione sociale che non sia quella famigliare, quando c’è, quello dei giovani meridionali è un percorso a ostacoli che ha pochi eguali nel continente, Grecia esclusa. Così come non ha eguali la distanza che si allarga, di anno in anno, con il nord Italia”.

Sono d’accordo con questa affermazione di Cancellato, tuttavia la sua analisi si ferma qui, come al solito superficialmente. Non va oltre, perché oltre ci sarebbero le domande fondamentali: perché al sud scuole e università non sono all’altezza delle aspettative? Perché al Sud il tessuto economico-sociale è pieno di falle?

Questi i quesiti da porsi per comprendere la questione meridionale odierna. E la risposta è molto semplice: dirottamento di fondi da sud a nord. Ecco la causa più sicura della povertà nel Mezzogiorno, per usare le sue parole. Ora, per Cancellato, che vive a Lodi, questa certezza può essere una bestemmia e mi si obietterà sicuramente della collusione delle istituzioni locali con la criminalità. Vero. C’è collusione, ma affronteremo la questione tra un po’ con un esempio. Resta il fatto che il dirottamento di capitali per noi altri è un latrocinio lungo più di un secolo.

Gli asili nido meridionali sono stati scippati da parte del centro nord di 57,80 euro a bambino cioè la bellezza di circa 30 milioni di euro. Questo significa zero possibilità per investire in strutture e quindi in nuovi iscritti, condannando i giovani del sud, fin da piccoli, ad un futuro altrove.

E basti pensare solo al voto di fiducia in Parlamento con il quale è stato approvato il Milleproroghe bloccando 224 milioni per i nidi sui quali c’era l’intesa salva-sud. Solo in Campania sono andati in fumo 93 milioni per progetti già approvati. Senza contare che nel 2017, per un errato (non so quanto errato e quanto voluto) criterio di valutazione che attribuiva maggiori fondi alle regioni che avevano più iscritti, gli asili nido meridionali sono stati scippati da parte del centro nord di 57,80 euro a bambino cioè la bellezza di circa 30 milioni di euro. Questo significa zero possibilità per investire in strutture e quindi in nuovi iscritti, condannando i giovani del sud, fin da piccoli, ad un futuro altrove. E un simile criterio di calcolo è adottato anche per le scuole dell’obbligo e per le università che sono messe in ginocchio. Non si capisce il motivo per il quale un giovane o un bambino del sud valgano meno in termini economici rispetto ad uno del centro-nord.

Soffermandoci sugli asili nido, per esempio, il riparto del 2017 prevede un fondo di 108.624.251 euro per le regioni del nord che contano 665.525 bambini in età 0-3 anni; per il centro la cifra scende a 46.515.044 a fronte di 283.264 bambini; al sud sono stati stanziati 53.860.705 euro a fronte di 506.259 bambini. Tutti sapete fare le divisioni. Ebbene ne viene fuori che un bambino del nord vale quanto uno del centro (163,20 euro contro 164,20) mentre un bambino del sud vale 106,40 euro. Perché?

Qui da noi si fa il fuoco con la poca legna che voi altri ci lasciate; campiamo di briciole e poi ci dobbiamo sorbire anche la morale di chi dall’alto della sua illecita opulenza pretende di risolvere i problemi di cui è causa

Anche il bambino, del Sud, caro Cancellato, capisce che la vera questione sta tutta in questi numeri! E finché il governo italiano, che sia del cambiamento o meno, poco importa, non comprenderà che destinare uguali risorse a nord e a sud è segno di unità, di uguaglianza, ma soprattutto di civiltà, le sue chiacchiere staranno sempre a zero; perché non è l’incapacità di formare il capitale umano a far scappare i giovani dal sud, ma la latitanza di fondi adeguati alle esigenze, per sviluppare una seria politica di rilancio e di valorizzazione delle risorse a partire dai giovani e dall’istruzione. Mi si dica come un comune che debba ristrutturare, costruire o potenziare un asilo nido possa farlo se gli mancano i soldi che lo stato gli sottrae; la risposta è che l’appalto verrà aggiudicato al massimo ribasso ad una impresa che utilizzerà materiali scadenti e che solitamente ha a che fare con la criminalità; che avrà sicuramente unto qualcuno delle istituzioni locali facendo leva sulla penuria di capitale al fine di riciclare denaro sporco e generare fondi neri. E potrei continuare con le infrastrutture, i servizi pubblici, le offerte formative limitate dai budget, per non parlare della sfrenata voglia di autonomia dei lombardo-veneti, ancor prima di definire i LEP, al fine di continuare a sottrarre a chi ha già poco.

Di grazia ci dica, direttore, i fondi del poderoso intervento da richiedere a Bruxelles chi ce li mette? A chi dobbiamo restituirli e con quali interessi che graveranno sul debito? Perché dovremmo alleggerire ulteriormente il nostro portafoglio per ingrossare quello altrui, quando altri stati come la sua tanto decantata Francia con un debito pubblico al 100% sforerà, volontariamente e tacitamente, ancora il 3%, mentre per bocca del suo euro-presidente annuncia la misura del reddito universale che altro non è che il reddito di cittadinanza proposto dal M5S?

Qui da noi si fa il fuoco con la poca legna che voi altri ci lasciate; campiamo di briciole e poi ci dobbiamo sorbire anche la morale di chi dall’alto della sua illecita opulenza pretende di risolvere i problemi di cui è causa. Io proprio non ci sto a questo gioco; soprattutto quando poi il Sud viene tirato in ballo ad uso e consumo di soggetti che, come Cancellato, non perdono occasione per attaccare l’attuale governo sulle politiche economiche e del lavoro definendo il reddito di cittadinanza un palliativo assistenziale e un non senso attingere al deficit. Sarebbe infatti sufficiente per Cancellato, “negoziare con Bruxelles un poderoso intervento nella formazione scolastica meridionale, o nell’infrastrutturazione digitale del Mezzogiorno. Tutte cose che non portano voti, ne conveniamo, ma che potrebbero portare sviluppo. Di grazia ci dica, direttore, i fondi del poderoso intervento da richiedere a Bruxelles chi ce li mette? A chi dobbiamo restituirli e con quali interessi che graveranno sul debito? Perché dovremmo alleggerire ulteriormente il nostro portafoglio per ingrossare quello altrui, quando altri stati come la sua tanto decantata Francia con un debito pubblico al 100% sforerà, volontariamente e tacitamente, ancora il 3%, mentre per bocca del suo euro-presidente annuncia la misura del reddito universale che altro non è che il reddito di cittadinanza proposto dal M5S? Perché il governo italiano allora dovrebbe avere paura di portare il rapporto deficit/pil al 3%? Ma soprattutto, perché lei ama visceralmente Emanuele e altrettanto odia Gigino? Non sarà perché Emanuele è ancora più a Nord di lei e Gigino più a Sud?

È l’avidità del nord, che con la sola Lombardia evade 20 dei 36 miliardi di euro di Iva mancanti nelle casse del tesoro, a mettere in ginocchio l’Italia intera, non la pazienza di chi riesce a vivere del poco concessogli.

Le propongo io una soluzione: cominciamo dagli asili nido e ridateci quei 30 milioni di euro, e precedenti, illecitamente sottrattici dal suo amico Renzi, insieme ai fondi per le scuole e le università. Vedremo se il Sud sarà capace di sviluppo. Utilizziamo il deficit al 3% per costruire strade, ferrovie, potenziare i mezzi pubblici e vedremo se il nostro Pil si avvicinerà al vostro.

È l’avidità del nord, che con la sola Lombardia evade 20 dei 36 miliardi di euro di Iva mancanti nelle casse del tesoro, a mettere in ginocchio l’Italia intera, non la pazienza di chi riesce a vivere del poco concessogli. E si comprende, alla luce dei dati sull’evasione lombarda, il motivo della richiesta di autonomia fiscale visto che, nell’opinione degli evasori lombardi, lo stato è ladro e tanto basta a giustificare il mancato pagamento: pena la chiusura. E allora, cari evasori, non preoccupatevi perché arriva la pace fiscale!

Al Sud, invece, per lo stato siamo tutti ladri e le nostre aziende, se non ce la fanno, devono chiudere.

Due pesi e due misure, caro Cancellato: questa è da sempre l’Italia!

d.A.P.

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