Se Napoli si risvegliasse, allora poi si risveglierà il Sud; e se il Sud si risvegliasse allora poi povero nord.

di Paolo Nino Catileri

Da che mondo è mondo esistono forti e deboli. I forti opprimono i deboli. È così dappertutto, ma in questa nazione appiccicata con la colla lo è ancor di più. Tuttavia, finché il debole resta al suo posto, il forte riesce anche a mostrarsi “comprensivo” e “magnanimo” nei suoi confronti. Il problema nasce quando il debole prende coscienza di sé e del fatto che il forte lo opprime esclusivamente per il proprio tornaconto.

Il problema nasce quando il debole prende coscienza che la “comprensione” e la “magnanimità” del forte sono armi di distrazione per tenerlo impegnato a mordicchiare l’osso “magnanimamente” concessogli, mentre il forte si ingozza con la polpa alla quale anche il debole ha diritto. È a questo punto che il “forte” viene fuori per quello che è: un portatore di odio da scagliare contro chi vuole affermare la sua pari dignità.

È così dappertutto, ma in questa nazione appiccicata con la colla lo è ancor di più. Lo abbiamo visto in televisione ieri alla Dacia Arena di Udine, nella stragrande maggioranza delle città del nord e anche in alcune città del Sud. I napoletani che festeggiano in campo aggrediti a sprangate e cinghiate da miserabili incappucciati (a proposito mazze, spranghe e passamontagna come sono entrati allo stadio?) solo per essere scesi sul campo di gioco per abbracciare i propri beniamini. Arriveranno provvedimenti per chi ha aggredito? Ascoltare poi, oggi a pranzo, i telegiornali parlare della cronaca nera a Napoli, equiparare l’aggressione allo stadio con gli scontri sulla A1, rende consapevoli dell’audace esercizio di retorica e disinformazione degna dei regimi totalitari. Perché il “forte” detiene anche il quinto potere e il “debole” deve credere ciò che il “forte” vuole.

È così dappertutto, ma in questa nazione appiccicata con la colla lo è ancor di più. Il “forte” non può concedere la ribalta al “debole”, neanche quando la conquista sul campo. E no, amici, non è solo calcio. Non è solo il Napoli, ma Napoli stessa e i napoletani che hanno messo fuori la testa e iniziano a ricevere bastonate; ma l’odio del “forte” è da sempre la forza del debole che ne trae beneficio ponendosi le giuste domande e, nella realtà dei fatti, trovando le conseguenti risposte per reagire.

È così dappertutto e in questa nazione appiccicata con la colla lo sarà ancor di più, perché quando il debole vede, conosce e capisce allora reagisce nel tempo, ma senza fretta. Ora come ora, il forte non può più parlare di “riscatto” di Napoli e dei napoletani, perché Napoli ed i napoletani si sono già riscattati da soli, nel tempo e senza fretta. E il tempo di Napoli alla fine è giunto. Napoli è l’ombelico del mondo, per arte, cultura, creatività, professionalità, accoglienza, integrazione e per tanto altro. Basta chiederlo al mondo intero che viene a Napoli e ai napoletani che sono nel mondo intero. In Europa, nelle Americhe, in Asia e in Oceania ieri si è festeggiato con bandiere azzurre liberamente e in pace perché Napoli è portatrice di libertà e di pace.

Tuttavia, non in questa nazione appiccicata con la colla nella quale a Napoli bisogna fare la guerra: Udine, Torino, Varese, Vicenza, Avellino (e tante altre anche a Sud per opera dei terroni da cortile) teatro di aggressioni nei confronti dei napoletani perché napoletani, non certo per i festeggiamenti. Ad altri sarebbero stati concessi. No, amici, non è solo calcio è odio nei confronti di chi ha compreso di non essere inferiore a nessuno men che meno nei confronti di chi glielo ripete da 162 anni. E dove non arriva l’odio del governo dei “forti”, con la sua politica pro-forti, arriva l’odio degli imbecilli, soprattutto di quelli che scrivono che Napoli vince lo scudetto ma perde il Reddito di Cittadinanza. Perché se non si può più parlare di “riscatto”, allora si parli di Reddito di Cittadinanza, e si tenti in tutti i modi di rimettere la testa di Napoli nel sacco, perché se Napoli si risvegliasse, allora poi si risveglierà il Sud; e se il Sud si risvegliasse allora poi povero nord. E non si sono accorti che di Napoli c’è ben oltre la testa fuori dal sacco e che sul fondo si intravede il Sud. Perché dall’odio del forte, il debole trae la sua forza.     

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tre × cinque =