Io non sono leghista per ovvi e ragionevoli motivi di appartenenza alla mia terra, sistematicamente depredata, dal nord, delle sue risorse da 157 anni; tuttavia se un leghista facesse qualcosa di buono per il Sud non potrei che apprezzarlo. Questo perché sono abituato a giudicare i fatti e l’operato di un soggetto che di fronte ad un evento si muove in un modo piuttosto che in un altro. Ed è per questo motivo che sono libero di cambiare idea e giudizio rispetto alla politica, alle persone che la praticano o a qualsiasi altro aspetto della vita, senza pregiudizi e senza dover mantenere una linea già tracciata per me da altri. Difficilmente però potrò mai cambiare idea e giudizio su Linkiesta (fino a prova contraria).

Tra il 12 e il 13 giugno, in merito al caso Aquarius, i giornalisti della testata on line hanno dato il meglio di loro stessi dimostrando come il minimo comune denominatore della quasi totalità dell’informazione italiana sia quello di essere fuori dalla realtà e a priori contro l’attuale governo. Vi faccio una domanda: a qualcuno interessa attualmente sapere da chi derivi la responsabilità dei disastri sulla politica dell’immigrazione, oppure risolvere definitivamente il problema? Per me la risposta è scontata, ma, e non mi meraviglio, sembra non lo sia per Francesco Cancellato.

Infatti al signor Cancellato interessa maggiormente narrare di chi ci ha messo in questa incresciosa situazione, piuttosto di chi vuole farcene uscire. E poco importa che sia la stessa Lega, perchè per Cancellato chi ha sbagliato una volta non è redimibile. Il Trattato di Dublino, la Bossi Fini, gli emendamenti ai trattati Sar e Solas che sono stati sottoscritti a suo tempo dai governi dei quali faceva parte anche la Lega, per Cancellato pesano come un macigno sull’operato del ministro Salvini. Ebbene io credo che Cancellato, e quelli come lui, siano l’emblema dell’irresponsabilità e della mediocrità di coloro i quali, di fronte a un problema piccolo o grande che sia, piuttosto che adoperarsi per risolverlo si arrovellano la mente per trovarne il responsabile. Questa forma mentis politica, tutta italiana e valida ad ogni livello, è anche il motivo per il quale l’Italia si è trovata ad affrontare un immobilismo senza precedenti e a recitare un ruolo secondario in Europa. Fino ad ora s’intende: perché sembra proprio che al governo ci siano andate persone che, sebbene per una quota appartengano a partiti che hanno già governato, hanno le idee finalmente chiare su come impostare la politica in questo paese. È facile accusare ciò che non va, il difficile è porvi rimedio e nel suo articolo Cancellato si dedica totalmente ed esclusivamente all’accusa. Salvo poi trovarlo un rimedio: il 13 giugno il nostro fa appello a Macron e alla Merkel perché l’Europa, senza un loro intervento, può essere ancora più vomitevole. E nel suo visionario elaborato azzarda addirittura una certezza: “La vicenda Aquarius è parte di una deliberata strategia di Matteo Salvini: far litigare le opinioni pubbliche per far crescere in ogni Paese le forze nazionaliste. Un disegno che ha come orizzonte un’Europa minima e subalterna a Usa e Russia”. E per dimostrarlo cita, Cancellato, il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli mettendo in guardia i nostri paladini europei: “nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffate. Si proclameranno amanti della pace, della libertà, del benessere generale delle classi più povere […]il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale […] far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico […] loro compito precipuo tornerebbe ad essere, a più o meno breve scadenza, quello di convertire i loro popoli in eserciti […] i generali tornerebbero a comandare, i monopolisti ad approfittare delle autarchie, i corpi burocratici a gonfiarsi, i preti a tener docili le masse”. Cancellato parla di uno Spinelli profetico, ma perde di vista completamente il fatto che quello di Spinelli è un metodo teorico sulle linee politiche che gli stati europei avrebbero dovuto seguire nel dopoguerra, affinché non si verificassero di nuovo movimenti totalitaristi, criticando aspramente anche il comunismo sovietico e descrivendo un Europa unita e federale cioè proprio ciò che oggi non è. E non credo di esagerare (perché il Manifesto di Ventotene l’ho letto anch’io, non solo Cancellato) se affermo che Spinelli può essere considerato un antesignano di Soros, seppur con intenzioni diverse: “ E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo”. Questo scriveva Spinelli nel manifesto del quale Cancellato tanto ciarla. Trattasi della stessa concezione degli anarchici universalisti mutuata poi dalla Open Society di Soros che l’ha estremizzata sostituendo all’unità politica di Spinelli, quella economica a vantaggio esclusivo di una ristretta élite, cioè una classe dominante e globalista formata da signori della finanza e del big business, sradicata da qualsiasi tradizione o appartenenza e che ha come ultimo obiettivo l’unificazione del mondo sotto il segno del mercato; una sorta di spazio senza confini e senza diritti dove possano scorrere senza impedimenti le merci e soprattutto, come accade per i migranti, le persone ridotte a merci. È questo che lei desidera per sé e per i suoi figli signor Cancellato? Io no! Spinelli nel suo manifesto scriveva anche: “Occorre fin d’ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli […] Un’Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l’era totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era sarà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza ed i privilegi sociali […] Il principio veramente fondamentale del socialismo è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma – come avviene per forze naturali – essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime”. –

Le sembra l’indirizzo politico-economico che la Merkel e Macron conferiscono all’odierna Europa? O le sembra, l’Europa odierna, lo stato federale di cui Spinelli parla? Suvvia sia realista, si svegli e non viaggi di fantasia. L’Europa sta vivendo i suoi giorni dominata da un regime oligarchico franco-tedesco manovrato dai poteri che dietro di esso si celano affinché, nel nostro caso specifico, l’Italia venga depredata di ogni ricchezza, il suo popolo reso schiavo della moneta ed il suo territorio trasformato in una nuova Ellis Island dalla quale attingere manodopera utile al funzionamento della loro “grande” economia. In Europa vige un nuovo totalitarismo massonico-bancario imposto agli stati membri attraverso il ricatto economico. Nulla a che vedere con il sogno visionario di Spinelli.

Il fantomatico disegno disgregatrice di Salvini, da lei paventato, che vorrebbe tenere alto lo scontro facendo leva sul sentimento patriottico, non esiste e non sta in piedi neanche come ipotesi.

Mi permetta, inoltre, facendo una digressione, un piccolo appunto grammaticale nei suoi confronti: l’ausiliare del verbo funzionare è avere non essere (non si scrive quindi le trappole sono funzionate, ma le trappole hanno funzionato perché il verbo è intransitivo). Cancellato, sia gentile…

Riprendendo il discorso interrotto, non posso, invece che essere d’accordo con la sua collega Lidia Baratta, pur dissentendo sui giudizi da ella elargiti all’attuale governo, quando afferma che l’Europa ha affidato, commettendo un grave errore, i suoi confini a Libia e Turchia. Mi sembra di rivedere la politica del decadente Impero Romano quando gli imperatori riempivano d’oro i barbari per prevenire i loro attacchi ai confini ormai troppo ampi per essere difesi. Si ricorda come andò a finire?

L’Europa deve sostenere e non distruggere le economie degli stati come Italia e Grecia che difendono i suoi confini, al fine di rendere possibile a quegli stessi stati di attuare efficaci politiche sull’immigrazione che consentano di filtrare in modo sostanziale e nell’interesse comune il flusso di persone provenienti da sud e da est. La Spagna, a Melilla, difende i suoi confini con un muro e con i proiettili; la Francia respinge a Ventimiglia donne incinte e bambini…le sembra, Cancellato, una politica unitaria, ma soprattutto umanitaria? Se l’Europa vuole attuare una politica seria sull’immigrazione, deve effettuare una selezione sul flusso, con un numero chiuso annuale e concedendo a coloro che entrano regolarmente, il libero transito negli stati membri; oltreché, si capisce, attuare delle serie politiche di sviluppo nei paesi dai quali i migranti provengono. Oggi non è così. L’Italia addirittura viene accusata di non spendere abbastanza. Tuttavia, al di là dei 35 euro di cui parla Salvini, nei nostri bilanci figura uno 0,4% di PIL destinato all’immigrazione. La Germania spende lo 0,5%, “l’umanitaria” Francia solo lo 0,06%. Domanda per Cancellato e Macron: chi è più vomitevole tra voi e noi? Sarebbe opportuno, per i francesi dalla bocca larga, usare i neuroni prima di dare fiato alle trombe! Vorrei, però, farvi riflettere su un punto importante: la Germania ha un’economia più che solida il cui PIL è quasi il doppio del nostro. Ciò significa che se in termini relativi noi contribuiamo di meno rispetto ai tedeschi, di fatto in valore assoluto il nostro contributo pesa di più per due validi motivi: il nostro 0,4% toglie all’Italia molte più risorse economiche da investire, rispetto a quanto non faccia con la Germania il suo 0,5%. Se si considera, inoltre, che l’economia Italiana non è quella di Berlino, credo ci possiate arrivare da soli. Vogliamo poi fare i conti in tasca ai francesi? Meglio tacere, noi siamo più signori. Tuttavia non posso non riconoscere nella Francia la fonte destabilizzatrice degli equilibri africani dalla quale, con l’uccisione del colonnello Gheddafi, tutto è scaturito. Il regime del colonnello, collaborando con le nostre autorità era riuscito a porre un argine apprezzabile agli sbarchi; ma la sfrenata bramosia francese nel voler esautorare l’Italia dai rapporti con la Libia a suo vantaggio (cosa che peraltro non le è riuscita) ha rimescolato tutte le carte. Di fatto la Libia (basta guardare la cartina politica dell’Africa) funge, a causa della sua instabilità politica, da corridoio verso il Mediterraneo per tutte le popolazioni delle ex colonie francesi come Ciad, Niger, Gabon, Repubblica del Congo e Mali. Ora, credete davvero che la loro destinazione ultima sia l’Italia? Io no, ma purtroppo per loro, sono condannati a rimanervi!

In conclusione, se anche il portavoce della Marina libica, AyobAmr Ghasem, in un’intervista sul caso Aquarius esclama “Grazie a Dio l’Italia si è finalmente risvegliata” e “siamo molto contenti di questa decisione” allora vuol dire che anche loro non ne potevano più e che il governo degli incapaci, invece tanto incapace non è.

d.A.P.

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